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martedì 2 dicembre 2008

DICHIARAZIONE STAMPA MANCUSO SU VATICANO


Ma perché il Vaticano ha oggi deciso di mettersi nel novero dei paesi che ammettono il reato di omosessualità? Quale ispirazione divina, ha consigliato al rappresentante osservatore all’Onu della chiesa cattolica di scagliarsi contro la richiesta presentata dal governo francese, e sottoscritta anche dal governo italiano, di depenalizzare l’omosessualità? Circa novanta paesi nel mondo prevedono il reato di omosessualità, una cinquantina di questi lo puniscono con il carcere, le sevizie, la tortura, i lavori forzati, di questi una decina prevedono la pena capitale. Non c’è ragione ideale, religiosa, culturale che possa giustificare una simile presa di posizione vaticana! Ci attendiamo una retro marcia, una presa di distanza diffusa dentro la chiesa, una reazione da parte del mondo intellettuale, civile e politico italiano. Quello che è accaduto non ha giustificazione, non è ammissibile nella comunità internazionale libera dalle dittature, dalle teocrazie, di regimi sanguinari che impiccano, lapidano, schiacciano vivi, migliaia di gay, di lesbiche, di donne. Invochiamo delle scuse, ci appelliamo a tutti i cittadini italiani affinché a facciano sentire la propria voce!

Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay

mercoledì 5 novembre 2008

FUORI PAOLA BINETTI DAL PD


Nessuna equazione tra omosessualità e pedofilia
Paola Binetti oggi ha dichiarato al Corriere della Sera "queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia". Tali dichiarazioni contrastano con le norme stabilite nello Statuto, nel Codice Etico e nel Manifesto dei Valori del PD. Chiediamo al Partito Democratico di far rispettare le sue regole interne e di cacciare chi sostiene queste teorie dalle fila del partito.

IMMA BATTAGLIA: 'FATTI NON PAROLE. CARO WALTER URGE LEGGE BIPARTISAN SUI DIRITTI GAY.'


Imma Battaglia: “Fatti non parole. Caro Walter urge legge bipartisan sui diritti gay. Forza Walter, si può fare.” A Cossiga: “Fare equivalere omosessualità e pedofilia è indegno di un paese civile. Nessuno usi i gay per questioni politiche”.
Roma, 5 novembre ’08 - A Walter Veltroni che stamattina interviene sulla vicenda Binetti e ribadisce la posizione del PD Imma Battaglia che ieri si è schierata contro il “rogo” della Binetti ma contro le sue esternazioni, lancia una proposta concreta e progettuale: “Caro Walter, ci fa piacere la tua presa di posizione chiara e democratica sulla Binetti. Ma la tua posizione chiara sui gay, nei fatti, qual è? Sul tavolo politico giace al momento la proposta dei DiDoRe e le proposte di legge di Paola Concia in materia di lotta all’omofobia e di unioni civili. E’ ora di passare dalle parole ai fatti. Un fatto concreto sarebbe dare forza subito a un tavolo bipartisan con il centro destra e arrivare a una legge bipartisan e condivisa. Solo così si può uscire dalle secche di una politica che ricominci a parlare dei diritti civili fuori dagli scontri ideologici. La società è pronta, la politica, ancora, tentenna. Forza Walter, coraggio, si può fare… Incontriamoci”.
E a Francesco Cossiga che interviene con la lettera aperta a Paola Binetti, Imma Battaglia ricorda: “Quando parla Cossiga mi preoccupo un po’, ma leggo con attenzione. E sinceramente osservo i fenomeni della società e della politica e vorrei dire al Presidente: “C’è un cattolicesimo democratico pronto a dare valore ai diritti civili, ad esempio Rotondi. Nel merito della tesi che, contesto, decisamente, espressa da Paola Binetti e che lei sembra riprendere oggi le dico: non c’è nessuna ragione etica né tanto meno scientifica per fare equivalere omosessualità e pedofilia, altrimenti ci sarebbe il 5% - così è stimata dall’OMS la popolazione gay nel mondo – che sarebbe pedofila. E’, questa, operazione indegna del vivere civile. I reati di pedofilia sono una tragedia perpetrata ai danni di innocenti da parte del mondo degli adulti, spesso eterosessuali. Le questioni politiche di assetto della seconda Repubblica non possono giocarsi sulla pelle dei gay né dei diritti civili, che se da noi vengono ancora definiti nuovi, nel mondo occidentale, sono già vecchi.” Alessandra Filograno

venerdì 26 settembre 2008

DISTINTI ED EQUIDISTANTI. ANCHE DALLA DESTRA

SERGIO LO GIUDICE: DISTINTI ED EQUIDISTANTI. ANCHE DALLA DESTRA.

Il punto è se un rapporto del movimento lgbt con la destra debba passare attraverso un’adesione alle sue parole d’ordine e alla sua visione culturale dell’omosessualità

mercoledì 24 settembre 2008
di Sergio Lo Giudice

Fonte: http://www.sergiologiudice.it/

Alcune recenti posizioni di Imma Battaglia, presidente dell’associazione romana Di’ Gay Project, hanno riacceso il tema del rapporto fra il movimento lesbico, gay, bisessuale e trans italiano e la destra. Ho condiviso in passato alcune posizioni di DGP sulla necessità che le organizzazioni lgbt si relazionino –a partire dai loro contenuti e obiettivi - con tutte le forze politiche e, soprattutto, con le istituzioni e i loro rappresentanti, di qualunque colore siano. Non è una novità: è la posizione di Arcigay da sempre, non sempre condivisa da tutti (ricordo uno slogan di segno inverso coniato da altre associazioni nel 2001: “all’opposizione per definizione”), ferocemente osteggiata da altri (penso alla surreale polemica di Facciamo Breccia che ha accusato il Bologna Pride di fare l’occhiolino ai fascisti) e non riconosciuta solo da pochi (per esempio da Gaylib, l’associazione di destra che accusa il resto del movimento di essere succube della sinistra). La novità sta nella ricerca di un canale preferenziale con la destra attraverso la negazione della discriminazione antigay. Il 9 settembre due ragazzi vengono aggrediti al Colosseo. È l’ennesimo caso, ma stavolta cade in un periodo di aggressioni frequenti contro diverse minoranze, per cui i giornali nazionali ne parlano. Battaglia interviene: l’episodio va perseguito “ma” senza creare allarmismi. I reati d’odio vanno perseguiti, “ma” a Roma non c’è nessuna emergenza. La vivibilità della città può essere migliorata “ma” senza creare il falso mito della discriminazione antigay. E conclude invitando Alemanno (e Veltroni) al Gay Village. Sarebbe il segno – dice – che la politica italiana sta progredendo “al di là di certi vittimismi gay”. È evidente il tentativo di accreditamento verso la giunta di destra, ma quello che stride in queste posizioni non sta nella parte politica a cui ammiccano. Vi immaginate se le stesse parole fossero state pronunciate da Arcigay o dal Mario Mieli durante l’amministrazione di centrosinistra? Il 14 settembre Imma Battaglia rilancia con una lettera a Repubblica sulla polemica fra Arcigay e Francesco Merlo sul modo in cui i giornali avevano trattato la presenza, fra le vittime dell’incidente aereo di Madrid, di una famiglia gay. “Ho condiviso ogni parola dell’articolo di Francesco Merlo – scrive l’ineffabile Battaglia -. Non se ne può più di questo bisogno di urlare una condizione che è normale, non ha nulla di particolare e che non subisce alcuna vera discriminazione”. Sono d’accordo su un punto: per costruire consenso dobbiamo trovare le parole giuste, le urla e gli insulti possono scatenare un applauso ma non aiutano a trovare le soluzioni , vedi http://it.youtube.com/watch?v=MFyH1oc3Thk . Ma come fa una donna lesbica, che conosce il percorso difficile di superamento dello stigma sociale e ha sentito – immagino – tante e tante storie concrete di emarginazione, di soprusi, di negazione della dignità decidere di scrivere ad un giornale per sostenere che le discriminazioni sono un’invenzione del vittimismo gay, come farebbe un qualsiasi Calderoli o Baget Bozzo?Il 19 settembre, Battaglia incontra il ministro Rotondi che, insieme al collega Brunetta, ha anticipato una proposta di legge che affronti il tema delle coppie di fatto attraverso un contratto privatistico. Un fatto importante, quello dei due ministri, a cui occorre dare la giusta attenzione. Ma lei va oltre “Non vogliamo urlare (vedi sopra ndr). Non possiamo più bloccare questo Paese sullo scontro ideologico. Lo devono capire prima di tutte le associazioni omosessuali”. Ci pensate Grillini fare le stesse affermazioni un anno fa dopo un incontro con Rosi Bindi?Il punto, insomma, non è una disponibilità a cogliere i segnali positivi che vengano dal centrodestra. Chi scrive è stato lieto di fare un pezzo del Pride di Bologna a fianco di Benedetto Della Vedova, deputato di Forza Italia e sarà ancora più lieto se Mara Carfagna vorrà servirsi del contributo della Commissione Lgbt a tutt’oggi in sonno presso il suo Ministero. Il punto è se un rapporto del movimento lgbt con la destra debba passare attraverso un’adesione alle sue parole d’ordine e alla sua visione culturale dell’omosessualità. Sullo sfondo rimane un’altra questione: se le varie associazioni del movimento debbano o no accreditarsi verso questa o quella forza politica come una sponda privilegiata. In questo senso la frenetica attività della scandalosa Imma può servire come metro di paragone per tutti, da Arcigay, che dal suo congresso ha avviato un percorso – non ancora concluso - di ridefinizione del suo rapporto con le forze politiche, a tutte le altre, che oscillano fra una critica alla vicinanza verso questo o quello al tentativo di sostituirsi in queste o quelle relazioni privilegiate. Distinti e distanti, l’ho già detto in altre sedi, è una formula che non mi piace, perché segna una distanza dalla politica che può portare all’isolamento e all’autoreferenzialità. Ma distinti ed equidistanti dalle parti politiche, questo sì, deve essere un compito comune. Anche di Imma.
NASCE 3D, Il progetto contro le discriminazioni del Partito Democratico di Bologna, a lanciare il progetto è SERGIO LO GIUDICE, presidente onorario di Arcigay.

“C'è una preoccuparte recrudescenza di xenofobia, fascismo latente e omofobia».

A lanciare l'allarme è Andrea De Maria, segretario provinciale del Pd, che ieri ha partecipato alla presentazione della "Rete 3D", il progetto contro le discriminazioni di genere sostenuto dai Democratici bolognesi.

L'apologia del fascismo fatta da alcuni dirigenti di An, ministro della Difesa La Russa in testa, le aggressioni di cui sono state vittime alcuni giovani omosessuali e poi un clima da - "restaurazione" che si respira nel Paese sono i motivi che hannospinto De Maria a prendere posizione: «Il presidente Fini afferma che tutta la destra deve riconoscersi nell'antifascismo? Mi fa molto piacere, spero che anche a Bologna An sia conseguente e l'anno prossimo i giovani di quel partito non confondano la pietà che si deve ai morti con il mettere sullo stesso piano chi fu antifascista e chi combattè al fianco dei nazisti», attacca De Maria, riferendosi al fatto che 1'8 settembre scorso i giovani di An hanno commemorato i caduti della Rsi.Sulla stessa linea anche Sergio Lo Giudice, già presidente di ArciGay e ora consigliere comunale del Pd, per il quale «quando va al potere la destra ci sono gruppi estremesti che pensano di poter compiere certi atti in maniera impunita», spiega riferendosi soprattutto a fenomeni come omofobia e xenofobia. Da qui una richiesta al centrodestra: «Faccia muro contro queste cose, non vorremmo che - attacca - per una perversa teoria dei vasi comunicanti ci trovassimo che partendo da un presidente del Consiglio in doppiopetto si arriva ai naziskin».E proprio per contrastare una deriva reazionaria, il Pd bolognese sostiene l'iniziativa "3D": Democratici per pari Diritti e Dignità delle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, trans)ed è una rete nata nell'ambito del Pd di Bologna. 3D pubblicizzerà la questione Lgbt con dibattiti e incontri, e proporrà campagne di sensibilizzazione su singoli temi. Inoltre lavorerà per creare occasioni di dialogo con tutti i soggetti, sia interni che esterni al Pd, sui temi dei diritti civili e delle libertà. «3D - spiega Lo Giudice - è una delle prime esperienze del genere in Italia e noi auspichiamo che ne nascano altre, sia a livello locale che nazionale. La rete - ha aggiunto - nasce dalla società civile e non si rivolge quindi solo agli aderenti al Partito Democratico, ma a tutti coloro che, anche in modo critico, guardano con attenzione al suo progetto».

Tra poco "3D" avrà un sito, per ora, chi vuole iscriversi o chiedere informazioni può rivolgersi a una mail: 3d.bologna@gmailcom

mercoledì 17 settembre 2008

E BRUNETTA LANCIO' I «DIDORE»

E BRUNETTA LANCIO' I «DIDORE»: COPPIE DI FATTO, DIRITTI MA SENZA COSTI «Lo Stato tuteli gli altri legami, non mi interessa se etero o omo».
Famiglia cristiana: un pasticcio mercoledì 17 settembre 2008 ,
da il Corriere della Sera
Il personaggio «E' una riflessione da professore che porto avanti con Rotondi. Sì all'assistenza, però ci devono essere doveri»«Questo governo è la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana, il vero erede della tradizione di centrosinistra»---«Non è un progetto del governo, né della maggioranza; nel programma di governo infatti non c'è.
È una riflessione da professore, non da ministro. Una riflessione politico-culturale. Nata da un articolo che firmai con Giuliano Cazzola su Libero nel febbraio 2007, contro i Pacs e i Dico della sinistra. E sviluppata con il mio vicino in consiglio dei ministri, un uomo di grande cultura e intelligenza politica come Gianfranco Rotondi. Ne parlo per la prima volta. E come prima cosa dico questo: se la nostra riflessione è utile, se serve per unire, per aggiungere, per accrescere la felicità dei cittadini, andiamo avanti», dice Renato Brunetta.«Se invece ne nascono divisioni e lacerazioni, la straccio. Abbiamo ben altre cose da fare. Però...». Però ai «Didoré», come li chiama, Brunetta non ha ancora rinunciato. Non vorrebbe parlarne. La prima preoccupazione è evitare polemiche, non replicare alle critiche del mondo cattolico, espresse prima da Avvenire e ora da Famiglia Cristiana. Però il ministro della Funzione pubblica non rinuncia a chiarire meglio il suo progetto. «Né Dico, né Pacs. Con il pretesto dei diritti, la sinistra intendeva puntare alla roba. Assalire la diligenza del welfare. In particolare, le pensioni di reversibilità; su cui l'Italia ha già le norme più generose al mondo, che però non affondano il sistema perché di solito un coniuge sopravvive all'altro di una manciata di anni. Ma con i Dico il superstite avrebbe percepito la pensione per venti o trent'anni: un disastro. Al contrario, i Didoré — DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi — non prevedono oneri per lo Stato.Non un solo euro a carico del contribuente. Non welfare; diritti individuali. La sinistra, nascondendosi dietro le coppie omosessuali, aveva progettato un colpo grosso, un imbroglio. Paradossalmente, meglio Zapatero, per cui le due tipologie di convivenza si equivalgono. Per me, così non è, così non può essere e non voglio che sia».«Ecco l'altro punto importante: nessuna mimesi, nessuna imitazione riduttiva del matrimonio.La mia visione della famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione, e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. La famiglia è un bene pubblico, e come tale destinatrice di welfare. Lo stesso vale per una coppia con figli. Ciò non toglie esistano altri legami che non sono beni pubblici, ma possono essere considerati beni meritevoli. Cioè beni che meritano l'attenzione e la tutela dello Stato. A me pare che in questa categoria rientrino legami di affettività, di reciprocità solidaristica, di mutua assistenza; a prescindere dal sesso. Da buon laico, non voglio uno Stato che si infili in camera da letto e guardi sotto le lenzuola. Se due persone decidono di vivere insieme — non mi interessa se vadano a letto o no, se siano etero o omo; purché si scambino affettività e solidarietà —, credo possa essere considerato positivo». Da qui l'idea — «dell'economista», precisa Brunetta — di un testo unico che possa migliorare la vita di molti cittadini senza spese per lo Stato. Prevedendo il diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo. Di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Di succedergli nel contratto di locazione. Diritti, ma anche doveri: ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.È una proposta su cui Brunetta non cerca lo scontro, anzi. «Semplicemente, alla teoria del piano inclinato, per cui qualsiasi spiraglio può aprire una deriva che si sa come comincia e non come finisce, preferisco la teoria della barriera. Della diga. Di qua la famiglia. Di là una situazione diversa, disciplinata da poche e chiare regole, che sono pur sempre meglio dell'impasse, dell'ipocrisia, del caos di oggi. Se si può creare un terreno di convergenza tra laici e cattolici, bene. Non sono credente. Ma credo nel rispetto reciproco, nel confronto, nella collaborazione. Se invece si va alla rottura, io rinuncio. Il paese ha ben altri problemi, e il lavoro non ci manca».Quel che gli sta davvero a cuore, dice Brunetta, è proseguire le riforme. «Questo governo rappresenta la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana. Il vero erede della tradizione di centrosinistra ». Addirittura? «Forza Italia mette insieme tutte le anime riformiste del vecchio centrosinistra: noi socialisti lib-lab, i repubblicani di La Malfa, i liberali di Biondi, i socialdemo-cratici, i cattolici liberali. Insomma, il centrosinistra che ha governato il boom economico e poi il pentapartito che ha salvato il paese dall'inflazione ai tempi di Craxi e in seguito di Amato e Ciampi. Dopo il diluvio di Tangentopoli, Berlusconi ha avuto la geniale intuizione di allearsi con il riformismo padano, che porta al federalismo fiscale, e con il riformismo nazionale della nuova destra di Fini, che ha fatto un lavoro straordinario, pur se è troppo generoso quando rinuncia a ribadire che molti antifascisti non erano democratici. Di là ci sono la sinistra democristiana, le frange extraparlamentari e gli ex comunisti. Che sono sempre stati dalla parte opposta al riformismo: contro la Nato, contro l'Europa, contro lo Statuto dei lavoratori, contro il decreto di San Valentino, contro la politica dei redditi. Quando sento D'Alema definirsi socialista mi vengono i brividi. Non a caso, votano per noi i colletti blu e le partite Iva: l'Italia che lavora e quella che rischia. Votano per la sinistra i settori protetti, in particolare pezzi di pubblico impiego, e la rendita. Per troppi anni i salari del settore privato non sono cresciuti, e di conseguenza è calata la produttività; la dinamica salariale è stata vivace solo nei settori protetti. La Cgil ha scambiato moderazione salariale con potere politico. Noi dobbiamo liberare i salari dalla moderazione. Una parola che a me non piace».La prossima settimana, anticipa Brunetta, è in arrivo un'altra novità. «Tutto in rete. Il primo accordo sarà con la Gelmini: la scuola. Il secondo con Alfano: la giustizia. Poi toccherà alla Lombardia e alla Campania, quindi a Milano e a Napoli. Alla fine la pubblica amministrazione farà sessanta convenzioni — con gli altri ministeri, con le Regioni, con i comuni capoluogo — per digitalizzare e collegare tutti in rete. Addio carta; via mail si faranno pratiche, certificati, licenze; andranno su Internet anche la pagelle ». E la crisi Alitalia? Quanti licenziati fineranno sul groppone dello Stato? «Neanche uno. La pubblica amministrazione deve diventare un'eccellenza, non fare da ammortizzatore sociale. Mi rifiuto di credere che il mercato non possa assorbire 3200 esuberi. Se ne arriva uno solo, me ne vado io. Ma Berlusconi ha già detto che non accadrà».

Famiglia Cristiana «Governo, pasticcio sulle unioni civili»
MILANO — Famiglia cristiana ancora all'attacco.Nell'editoriale del numero oggi in edicola il settimanale dei Paolini boccia severamente il nuovo provvedimento sulle unioni civili, il «pasticcio Brunetta-Rotondi» che fa «passare in secondo piano il vuoto assoluto di provvedimenti a favore delle famiglie dell'attuale governo».

Ribatte Rotondi: «Il governo risponderà presto con i fatti». Ma la replica più dura è di Franco De Luica (Dca): «Famiglia Cristiana ormai non ha più niente del garbo e della misericordia cristiana: predica l'odio verso la politica meglio di Travaglio».

Zan su Brunetta e Rotondi

ZAN (LINFA) : BRUNETTA E ROTONDI HANNO UNA MAGGIORANZA?
Per noi fondamentale è l'assistenza sanitaria, diritti di successione e le decisioni riguardante il post mortem mercoledì 17 settembre 2008 ,
comunicato stampa

Vogliamo fare un plauso a tutte quelle iniziative volte ad ottenere un riconoscimento giuridico e una tutela per le coppie di fatto. Per questo vogliamo capire se l'iniziativa dei ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi è fatta a nome di tutto il governo, ed ha dunque l'appoggio dell'attuale maggioranza parlamentari, oppure se rappresenta solo un'iniziativa personale dei due esponenti del Pdl come deputati. Perché anche questa loro iniziativa, dal singolare nome Di.do.re, fosse messa accanto a tutte le altre gia depositate (vedi Pacs Dico Cus) che non godono dell'appaggio di una solida maggioranza parlamentare, rischierebbe di cadere nel dimenticatoio.Prima di entrare nel merito della proposta Di.do.re. vorremmo capire se davvero esiste una maggioranza disposta ad approvarla o sarà l'ennesimo annuncio che rischia di creare false aspettative da parte delle migliaia di coppie conviventi che aspettano da anni il riconoscimento dei propri diritti. Entrando più nel dettaglio per noi rimane fondamentale che le coppie conviventi italiane, sia omo che etero, siano riconosciuti l'assistenza sanitaria al convivente, i diritti di successione e tutte le decisioni riguardanti il post mortem.

Alessandro Zan
Presidente nazionale LINFA (Lega Italiana Nuove Famiglie)
Consigliere comunale a Padova

Arcigay e Rotondi

L'ARCIGAY: PER ROTONDI TRA 10 GIORNI PRONTO IL TESTO SULLE UNIONI CIVILI Il ministro ha informato l'associazione sullo stato del lavoro martedì 16 settembre 2008 , da il Corriere della Sera

ROMA — Entro una decina di giorni dovrebbe essere pronto un testo base sulle unioni civili: lo ha comunicato il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi durante un colloquio telefonico con il presidente nazionale dell'Arcigay Aurelio Mancuso, così come è stato riferito dallo stesso Mancuso in una nota. Il ministro ha informato l'associazione sullo stato del lavoro che, insieme al ministro Renato Brunetta, sta svolgendo per regolamentare le convivenze e — sottolinea Mancuso — «ha tenuto a ringraziare l'Arcigay per il ruolo di difesa e di promozione delle concrete richieste della comunità omosessuale italiana e per l'interesse mostrato dall'associazione rispetto alla sua proposta». Non appena pronto, il testo predisposto da Rotondi — riferisce l'Arcigay — «sarà immediatamente trasmesso all'associazione». Mancuso, nel ribadire le posizioni di Arcigay rispetto al pieno riconoscimento dei diritti e di doveri per le persone e le coppie lgbt, ha concordato con il ministro un incontro da svolgersi appena in possesso della proposta.

Ministro Gianfranco Rotondi

GAY IN DIVISA CONTRO L'OMOFOBIA

Formazione per le forze dell'ordine per prevenire gli attacchi anti-gay: è la proposta di Polis Aperta, associazione di omosex in divisa, dopo le recenti aggressioni a Roma.
«Noi siamo una risorsa»martedì 16 settembre 2008 , di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti del'Unità" di Delia Vaccarello A Roma due giovani turisti che si tenevano per mano sono stati aggrediti daun gruppo di ragazzi omofobici: come si fa ad allertare le forze dell'ordine sulla probabilità dell' agguato anti-gay ? Una vasta conoscenza sui criminidi odio da mettere a disposizione per addestrare poliziotti, vigili ecarabinieri la offre Polis Aperta, l'associazione che riunisce militari ecivili, nata nel 2005 e capitanata da Nicola Cicchitti, gay e finanziere.

Presidente di Polis da maggio, Cicchitti non ha dubbi: «Se facessi corsi diformazione direi ai colleghi: una coppia di omosessuali che cammina di notte per strada è già di per sé esposta alla derisione. Se viene intercettata da un gruppo di ragazzi che giocano a esaltarsi tra loro, a provocare icompagni a chi la spara o la fa più grossa, il passo dalla battutaccia allo spintone, dallo scherno all'aggressione, è breve». Fantapolizia? No, èquello che avviene già in Spagna, dove l'associazione «Gay les pol» in due anni ha messo a punto una campagna anti-discriminazione per il personale della polizia e un'altra contro i crimini di odio (hate-crimes).

Attenzione, dice Cicchitti, «non siamo sceriffi, né pensiamo di fare clamorose azioni di piazza. Vogliamo formare, riversare sui corpi delle forze dell'ordine le nostre conoscenze di gay e lesbiche in divisa». Ancora: a volte le vittime di aggressione omofobica non espongono denuncia perché temono di essere prese in giro anche dai graduati a cui si rivolgono o perché non voglionoche i parenti vengano a sapere del loro orientamento sessuale. «Occorre addestrare il personale a trattare con le vittime dell' omofobia, aindividuare le loro paure». E' semplice come bere un bicchier d'acqua, diventa complicato in un paese in cui l'omofobia viene prima ammessa, poi negata, infine strumentalizzata, quando non urlata.

Di certo non viene contrastata con leggi dalla parte dei cittadini. Le associazioni di gay e lesbiche in divisa, che formano anche una rete europea, ribaltano la regola dell'esercito americano «Dont ask, dont'tell»: non chiedere non dire. Fino a poco fa è servita a tollerare i gay velati, e a far fuori i dichiarati. Oggi un gruppo di generali ne ha sancito i limiti: la regola fa disperdere talenti preziosi ed è datata, pensata peruna società meno aperta.

Polis Aperta (appunto) considera un diritto per le divise dichiararsi gay e dice: «Noi siamo una risorsa». L'associazione il 26 settembre terrà a Bologna una riunione del direttivo:«Non è un coming out collettivo, né una riunione aperta. Parleremo a portechiuse delle azioni da mettere in cantiere», aggiunge Cicchitti. Un meeting interno già contrastato da mugugni di alcuni rappresentanti di polizia, approdati sulle colonne della stampa locale. Ma cosa c'è di così fastidioso nell'immaginare un militare gay o una poliziotta lesbica? Forse scatta la facile e stereotipata equazione che gay significa checca, che lesbica vuol dire «femmina», laddove a difendere i cittadini ci vogliono i muscoli e ilfare virile? «Ma stiamo scherzando? Difendere una persona non vuol dire avere i muscoli, anzi se hai solo i muscoli rischi di danneggiarla», ribatte Cicchitti.

E individua alcuni requisiti fondamentali per la «divisa» che satutelare: «Rispetto della legge, professionalità, sangue freddo, spirito diservizio nei confronti dei cittadini. Noi siamo servitori dello Stato», ribadisce, e senti l'orgoglio nell¹intercalare. «Sono di Vibo Valentia. Mi sono arruolato dieci anni fa, ho fatto la scuola a Trento e poi sono arrivato in Friuli Venezia Giulia». Dal Sud al Nord, grazie alla divisa che incute timore e risarcisce qualche ferita? «Volevo fare il finanziere fin da piccolo, forse inconsciamente ce l'ho a morte con le frodi, di ogni tipo, compreso il furto del rispetto.

Ho fatto studi di economia aziendale, sono stato attratto dalla disciplina della Guardia di Finanza, dall'ossequio delle regole. Ho imparato che un militare dedica la sua vita al servizio dei cittadini». Cicchitti sostiene che uno viene rispettato per i valori e per la condotta, non certo perché sposato osingle, perché padre di umani o amico di una nidiata di gatti. Da finanziere non ha mai subito aggressioni. «Non ho dovuto dire: sono gay. Mi chiedevano cosa facevo la domenica e rispondevo che uscivo con il mio compagno». Ma allora perché combatte l'omofobia? «Non la temo affatto, la trovo profondamente ingiusta, frutto scontato di molta ignoranza. In caserma cen'è? Non di più che in fabbrica». E quali armi affila per contrastarla?«Parleremo con le istituzioni, chiederemo incontri al ministro dell' Interno,della Difesa, dell' Economia, e al capo dello Stato che è il capo delle forze armate. Proporremo la formazione. Siamo contrari al gay per forza nelle pattuglie, vogliamo che tutti sappiano come prevenire o affrontare un' aggressione omofobica».

Oltre alle critiche Polis Aperta ha già incassato il sostegno di Roberta Pinotti, Ministro ombra della difesa del Pd, e della parlamentare Anna Paola Concia, l'appoggio delle principali associazioni lgbt, da destra Gaylib, da sinistra Arcigay. L'obiettivo è anche quello di essere un punto di riferimento per i tanti omosex in divisa ma ancora silenti. La strategia prevede il lavoro di squadra. Grazie alla rete Europea, Polis aperta si raccorda con le associazioni che lavorano in Olanda, Irlanda, Germania, Belgio, Spagna, Svezia, Finlandia, Francia, RegnoUnito, Austria. Il simposio europeo si terrà a Parigi nel 2010. Ma Cicchitti sogna una sessione straordinaria in Italia nel 2009: «In Italia non ci sono leggi contro le aggressioni omofobiche, la protezione del cittadino è una emergenza». Cicchitti ha 30 anni compiuti da poco e crede in quello che fa, senza troppi impaludamenti. E' schietto, fiducioso. Un omosessuale moderno.

Ma chi è questo omosessuale moderno?

lunedì 15 settembre 2008

Rotondi Incontra Zan

ROTONDI STUDIA I PACS PADOVANI

Il ministro incontra Zan
domenica 14 settembre 2008 ,
da
Il Corriere del Veneto


PADOVA — I Pacs «alla padovana» potrebbero essere presto presi a modello dal Governo per regolamentare le unioni di fatto a livello nazionale. Ad annunciarlo ieri mattina a Padova è stato il ministro per l'attuazione del programma di Governo Gianfranco Rotondi (nella fotografia) intervenendo ad un convegno del centrodestra padovano e veneto dal titolo «Cantiere PdL» promosso dal responsabile regionale del partito della nuova Democrazia cristiana per le autonomie Settimo Gottardo. «Il Governo non ha nel suo programma di realizzare nè i Dico nè qualsiasi altra iniziativa analoga – ha premesso Rotondi - però è un tema che nella società italiana c'è ed alcuni di noi che sono anche ministri ad esempio il ministro Renato Brunetta, stanno avviando un confronto per vedere se oltre la cortina fumogena della scorsa legislatura c'è la condizione per varare una carta dei diritti delle persone conviventi che venga incontro ad alcune esigenze concrete dei cittadini senza con ciò voler fondare un nuovo istituto familiare o sociale». Quindi nessuna idea di nuove famiglie, ma piuttosto il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. «I paletti che differenzieranno le famiglie tradizionali dai conviventi saranno quelli messi dalla nostra Costituzione – ha aggiunto Rotondi - dove è scritto che è la famiglia il cardine della nostra società e quindi non siamo alla ricerca nè di duplicati nè di imitazioni più o meno comiche». A Padova dal 27 gennaio dell'anno scorso il riconoscimento del legame affettivo tra due persone conviventi è già realtà per una cinquantina di coppie: la dichiarazione di coppia anagrafica è stata illustrata al ministro Rotondi dal consigliere comunale e segretario regionale dell'Arcigay Alessandro Zan durante un incontro in Provincia. «Al ministro ho già inviato la delibera del consiglio comunale che ha fatto diventare i Pacs alla padovana realtà – spiega Zan – esprimo il mio plauso per questa apertura del Governo, a patto che non si tratti solo di un annuncio». Secondo Settimo Gottardo però a livello nazionale occorre «uscire dall'ideologia delle coppie gay, che comunque vanno tutelate, come anche quelle di due anziani che convivono senza essere fidanzati, ma per semplice solidarietà. Regolamentare queste situazioni non vuol dire equipararle alle famiglie così come sono individuate dalla Costituzione: formate da un uomo ed una donna, queste sì meritevoli poi degli sgravi fiscali e dell'assistenza dello Stato».

venerdì 22 agosto 2008

FACCIAMO BRECCIA CHIEDE L'OSCURAMENTO GAYNEWS

"FACCIAMO BRECCIA" CHIEDE L'OSCURAMENTO DI GAYNEWS.IT No alle censura del pm: "diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero"venerdì 22 agosto 2008 , Fonte: ANSA, GAY NEWS

BOLOGNA, 22 AGO - C'e' uno strascico legale, tutto interno al movimento omosessuale, del Gay pride di Bologna del 28 luglio.
All'origine della vicenda, c'e' la tentata incursione (non autorizzata) di Graziella Bertozzo, militante del coordinamento 'Fare breccia', sul palco del Gay Pride. La militante venne portata in Questura e denunciata per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Secondo gli organizzatori Bertozzo aveva 'assunto atteggiamenti pesantemente offensivi e fisicamente violenti costringendo una delle volontarie a richiedere il supporto delle forze dell'ordine'. 'Facciamo Breccia' aveva replicato sottolineando che 'non si era mai vista la polizia legittimata sul palco di un pride: il concetto di 'sicurezza' messo in opera e' risultato un'azione violentemente repressiva e diffamatoria contro un'attivista riconosciuta da tutte e tutti'.Ora Bertozzo, insieme ad altre due persone, ha presentato querela nei confronti di alcuni esponenti del mondo gay che erano intervenuti sull'episodio, tra cui Franco Grillini, e anche contro un quotidiano. Inoltre ha richiesto di oscurare alcuni siti, tra cui gaynews.it e gay.it, ma il Pm Luigi Perisco, che in questi giorni regge la Procura di Bologna, ha respinto l'istanza. Nel provvedimento Persico ricorda che all'origine ci fu una pubblica manifestazione che desto' l'interesse della pubblica opinione. Il magistrato si e' rifatto al diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero sottolineato che il sequestro dei siti sarebbe limitativo di un aspetto che attiene alla essenza stessa della democrazia.Il Pm ha poi trasmesso la vicenda al Gip, che avra' l'ultima parola sulla richiesta di sequestro. (ANSA )

PDL aperto e non confessionale

PDL. DELLA VEDOVA: SERVE PARTITO APERTO, NON SIA CONFESSIONALE "Sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud"

mercoledì 20 agosto 2008 DIRE

Roma, 20 ago. - La ricetta per il Pdl? "Serve costruire non un partito che punta ad una identita' definita, confessionale o altro, ma un 'partito paese', che sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud". Lo spiega il deputato del Pdl e leader dei Riformatori liberali Benedetto Della Vedova (nella fotografia), al microfono di Radio radicale.Della Vedova si augura "che non vada perso l'impianto e l'imprinting berlusconiano sul nuovo partito: raccogliere energie, consensi, voti, che si basavano su una leadership forte e su un programma di governo che tendeva a includere e non ad escludere. Costruire un partito plurale e inclusivo e non identitario e chiuso. Fare diversamente- avverte- scegliere i valori e l'identita' valoriale, sarebbe un'operazione sbagliata e miope. Perche' in Europa i grandi partiti sono aperti". Per esempio, aggiunge Della Vedova, "nel Ppe certo ci si confronta innanzitutto con la Chiesa cattolica e i suoi valori, ma anche con la gran parte dell'elettorato, che spesso la pensa diversamente".

lunedì 4 agosto 2008

FINI RICEVERA' GLI OMOSESSUALI «OLIMPICI»

FINI RICEVERà GLI OMOSESSUALI «OLIMPICI»
Domani l'incontro voluto dalla pd Paola Concia, oro nel tennis ai gay games di Barcellona lunedì 04 agosto 2008 ,
da
il Corriere della Sera

ROMA — Domani il presidente della Camera incontrerà una delegazione di sportivi italiani che hanno partecipato agli Eurogames 2008 a Barcellona. Scritta così non è una notizia. E' uno dei tanti appuntamenti di routine di chi guida Montecitorio.Ma se colui che siede su quella poltrona si chiama Gianfranco Fini la cosa cambia, visto che gli Eurogames sono le Olimpiadi dei gay e che il presidente della Camera era il leader di un partito che spesso e volentieri si è lasciato andare ad atteggiamenti omofobi. Basti pensare che una decina di anni fa Fini, allora numero uno di Alleanza nazionale, disse pubblicamente: «Lo so, ora l'intellighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro».Gli anni sono passati e nel frattempo, a quanto pare, il presidente della Camera ha fatto la sua piccola «svolta», anche in questo campo. Prima, con la dichiarazione del 2006, in cui affermava che i diritti per le unioni di fatto dovevano valere per tutti, ossia anche per gli omosessuali (benché con qualche timidezza Fini non pronunciò quella parola). Ora un nuovo passo avanti. Dovuto alla deputata del Pd Paola Concia, gay dichiarata, nonché vincitrice di una medaglia d'oro nel tennis agli Eurogames 2008, che si sono tenuti a fine luglio a Barcellona.La parlamentare del Partito democratico, che era capo della delegazione di trecento sportivi che hanno partecipato ai giochi, l'altro ieri ha telefonato a Fini per proporgli un incontro. Per la verità era convinta di ricevere un bel «no» da parte del presidente della Camera. Così però non è stato. Anzi: «Certo che voglio incontrarvi, anche perché mi convince questo modo di combattere per i diritti dei gay, mi sembra la maniera giusta per affrontare le cose e fare la vostra battaglia».Nessun problema, allora, a ricevere nel suo studio a Montecitorio i cinquanta gay italiani che hanno vinto una medaglia agli Eurogames.Nessun timore di critiche e rilievi: «E' vero, potrebbe esserci anche chi fa polemica rispetto a questo mio gesto, chi si scandalizza, ma a me non importa proprio nulla. Al contrario penso che questo incontro sia utile e perciò lo voglio fare senza che nessuno mi possa condizionare ». Magari qualcuno dentro Alleanza nazionale storcerà il naso, e qualche altro si esibirà in battute di dubbio gusto, ma Fini non sembra crearsi dei problemi al riguardo. Con grande stupore di Paola Concia. Alla deputata del Pd, abituata ai frizzi anche dei colleghi di casa sua, non è parso vero che l'ex leader di Alleanza nazionale accettasse subito la sua proposta.Gianfranco e i gay Nel 1998 Dieci anni fa Gianfranco Fini, all'epoca presidente di An, durante la registrazione di una puntata del Maurizio Costanzo Show dichiara: «Se lei mi chiede "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?", la mia risposta è no» Nel 2005 Alla festa di Azione giovani, chiedono a Fini se abbia cambiato idea a proposito dei maestri gay. Il presidente di An risponde: «Non ho cambiato idea. Allora ho detto che ostentare comportamenti gay, diversi può determinare fastidio» Nel 2007 Fini nel maggio 2007 afferma: «Proprio perché rispetto la persona umana e le scelte che liberamente l'individuo fa, non mi permetterei mai di dire che l'omosessuale è un diverso.È evidente, però, che di questa scelta non possono fare un modello»

venerdì 25 luglio 2008

Grillini su decisione della Camera su Omofobia

GRILLINI. OMOFOBIA. GRAVE DECISIONE COMMISSIONE GIUSTIZIA La Maggioranza non vuole affrontare questo tema e non vuole una legislazione antidiscriminiatoria per gli omoessuali venerdì 25 luglio 2008 , di Franco Grillini

La decisione di oggi della Commissione giustizia della Camera, che non ha collegato stalking e omofobia, come, al contrario, avvenne nella scorsa legislatura, è grave ed ingiustificata.Come ha sottolineato anche l'On. Paola Concia del Pd, le argomentazioni della presidente della Commissione Giulia Bongiorno non reggono di fronte all'evidente scelta politica di non affrontare, nell'attuale legislatura, il gravissimo e urgente tema della violenza omofobica che è in primo piano anche in questi giorni con le aggressioni avvenute a Roma.Sia nella XIV che XV legislatura erano state presentate numerose proposte di legge.Un tentativo di introdurre il reato di omofobia fu fatto con il decreto sicurezza del Governo Prodi.Successivamente la Commissione giustizia della Camera stralciò stalking e omofobia dal progetto di legge più generale contro la violenza del Ministro Pollastrini.Prima dello scioglimento delle Camere la Commissione giustizia approvò il ddl stralcio che doveva essere discusso alla Camera di lì a pochi giorni.La Maggioranza non vuole affrontare questo tema e non vuole una legislazione antidiscriminiatoria per gli omoessuali in Italia assumenendosene fino in fondo la responsabilità. On. Franco GrilliniPresidente Gaynet, Associazione informazione gay

Camera: PDL contro L'Omofobia

CAMERA, COMMISSIONE GIUSTIZIA: NO AD UNA LEGGE CON CONNESSIONI TRA STALKING E OMOFOBIA Pdl contro l'omofobia di competenza della commissione Affari costituzionali venerdì 25 luglio 2008 , di ASCA

Roma, 25 lug - L'ampio confronto sviluppatosi in Commissione Giustizia sul ddl governativo 1440 e sulle numerose pdl che prevedono l'introduzione nell'ordinamento del delitto di molestie insistenti ha confermato il no a connettere con le misure di contrasto dello stalking quelle relative alle discriminazioni per motivi di scelte sessuali ed identita' di genere. Lo ha ribadito la Presidente della Commissione, Giulia Bongiorno precisando le ragioni per cui la pdl presentata da Anna Paola Concia del PD, e gia' assegnata alla Affari Costituzionali e alla Giustizia in seduta congiunta, rientra nell'ambito della parita' dei diritti e dei divieti di discriminazione che sono di competenza della Affari Costituzionali. La Giustizia andra' avanti, quindi, nella definizione di un testo base o di un testo unificato dei numerosi progetti specificamente relativi alle molestie insistenti che gia' nella scorsa legislatura erano stati stralciati rispetto al testo allora approvato dall'Esecutivo per il contrasto della violenza sessuale. E proprio a quello schema normativo e alla messa a punto che era stata fatta con il testo unificato-stralcio proposto dall'ex Presidente della Giustizia, Pino Pisicchio hanno fatto riferimento vari deputati per formulare alcune riserve sul ddl presentato ora dal Governo.Riserve espresse anche da Manlio Contento del PdL perche' nel testo governativo piu' che all'evento della sofferenza psichica suscitata nella vittima dal molestatore si fa riferimento alla idoneita' della condotta a cagionare un perdurante e grave stato di ansia.Questa dizione non supera le obiezioni che erano state gia' affrontate nella scorsa legislatura per la indeterminatezza della formula usata e per l'esigenza di un chiaro nesso di casualita' necessario a configurare il reato. Anche l'ex Ministro Barbara Pollastrini ed altri deputati del PD hanno rilevato che occorre un piu' complessivo approccio al problema delle molestie e della violenza pur concordando con la urgenza di colmare il vuoto normativo esistente in materia di stalking. Marilena Samperi del PD ha sostenuto che resta valida l'impostazione che quasi tutti i gruppi avevano concordato nella scorsa legislatura disciplinando unitariamente il problema della violenza sessuale, della omofobia e delle molestie che sono imputabili innanzitutto a carenze culturali.La Commissione, comunque, procedera' nella definizione del testo centrato sulle molestie reiterate ed insistenti. Punto essenziale - come ha sottolineato Manlio Contento - e' punire il nuovo delitto a querela della persona offesa e non procedendo d'ufficio perche' deve essere rimessa alla vittima la valutazione di affrontare un processo penale che puo' essere doloroso proprio per la parte offesa.

Concia: Interrogazione su ragazza aggredita

CONCIA (PD), INTERROGAZIONE SU AGGRESSIONE RAGAZZA A ROMA "Venga assolutamente affrontato il problema dell'omofobia in sede parlamentare" giovedì 24 luglio 2008 , di ADN KRONOS

Roma, 24 lug. - Anna Paola Concia, deputata PD, ha presentato una interpellanza ai Ministri degli Interni e delle Pari Opportunita' sull'aggressione omofoba subita nei giorni scorsi da una ragazza lesbica a Roma."Faccio appello - dice la Concia - all'On. Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, perche' venga assolutamente affrontato il problema dell'omofobia in sede parlamentare, visto che, come Pd, abbiamo presentato diverse proposte di legge su questo tema.I diritti civili -conclude la Concia- non sono di destra o di sinistra e chiunque governi il paese non si puo' sottrarre a questa responsabilita'".

lunedì 21 luglio 2008

Gay Fascisti: Testa sotto la sabbia?

Per il personaggio di "Italo, Gay Fascista che pesta i froci, ma ama il suo camerata", il grafico che lo ha disegnato e proposto come uno dei tanti personaggi "Puraido" (rappresentativi dello scorso Bologna Pride), è stato fatto oggetto di un vero e proprio attacco mediatico sul web, da parte di una parte del movimento LGBT; Facciamo Breccia in primis.

Ma noi vogliamo chiederci e chiedere a voi questo: Sui gay fascisti, vogliamo nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi?

Qualche anno fa, alcuni volontari di Arcigay Pianeta Urano che stavano dietro ad un banchetto informativo presso una nota discoteca gay del veronese, furono avvicinati da un ragazzo di bell'aspetto che dichiarò loro con tono di sfida (e per niente scherzoso): "Sono fascista e ne sono orgoglioso!".Dopo un primo concitato scambio di battute, per poco non si arrivò al tafferuglio, poi placato dall'intervento di altre persone.
Quell'episodio non ce lo siamo mai dimenticato, come pensiamo che un fondo di verità ce l'hanno tutti quei racconti di amici che narrano di essersi rimorchiati in luoghi di cruising più o meno nascosti (e persino in discoteche dichiaratmente frequentate da gay), militanti di Forza Nuova o della Fiamma Tricolore.
Perciò ci chiediamo se è giusto saltar addosso a qualcuno, che in maniera ironica, come ha fatto Lorenzo "Q" (Grafico del Bologna Pride) ha posto la questione.
Pensiamo davvero che i gay, senza escludere le lesbiche e i trans, siano tutti di sinistra, antirazzisti e antifascisti?
Forse "Italo", il personaggio di Lorenzo "Q", ci servirà a togliere la testa da sotto la sabbia e a chiederci il perchè ci sono gay, lesbiche e forse anche trans che simpatizzano (o militano) in partiti dichiaratamente razzisti e omofobi.

Fateci sapere la vostra, mandandoci una e-mail a: arcigayveronablog@gmail.com o facendo un commento sotto a questo articolo.

Segue articolo dal Corriere di Bologna ( pubblicato anche su gaynews)
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GAY RADICALI CONTRO IL GRAFICO DEL PRIDE BOLOGNA: «QUEL MANIFESTO L'HA FATTO UN FASCISTA» Franco Grillini: Il dramma è che in questo mondo c'è chi si prende troppo sul serio
domenica 20 luglio 2008 , di Corriere Bologna e Gaynews

Messo alla gogna per uno dei suoi manifesti del Gay Pride. Quello in cui figura Italo, naziskin omosessuale. È quanto sta accadendo a Q, nome d'arte di Lorenzo, giovane grafico bolognese, l'ideatore della campagna per il Pride.

Un pezzo del movimento gay, quello più radicale, e della sinistra antagonista, lo accusa ora di essere fascista. In rete attacchi personali e, come dicono gli amici del Cassero, «toni da fatwa contro di lui».

Artista (gay) bolognese alla gogna su Internet anche perché iscritto a un forum di destra Lui: «È solo curiosità»

Persino Sabina Guzzanti, durante la feroce invettiva lanciata dal palco del «No Cav Day», ha speso qualche parola sul Gay Pride di Bologna.





E su un manifesto della campagna. Parole contro, naturalmente: «Sul palco c'erano tante bandierine, tra queste c'era la figurina di un ragazzo con la svastica sulla cintura e la scritta diceva "mi chiamo Italo, odio i froci ma amo il mio camerata". Perché il Gay Pride e l'Arci non hanno voluto prendere posizioni antifasciste », ha sentenziato Sabina la fustigatrice.

Quel manifesto era ironico.

Italo — l'omino dai tratti ariani con la testa rasata, la polo nera e gli anfibi — era una provocazione. Una chiara provocazione, nelle intenzioni degli organizzatori del Pride. E di chi l'ha disegnato: Q, nome d'arte di Lorenzo, grafico bolognese di 29 anni, conosciuto in città anche per la sua collaborazione con il gruppo Carni Scelte (provocatori nati, quelli della performance «La Madonna piange sperma» per intenderci). Nei confronti di Q, a causa di quel manifesto che voleva solo prendere un po' in giro lo stereotipo del gay di destra, è scattato un vero e proprio linciaggio. Insulti, toni da fatwa e minacce contro il grafico bolognese, omosessuale e di sinistra, viaggiano ormai da giorni on line. I siti dell'antagonismo, come Indymedia, ne sono pieni. «Fascista»: è l'accusa più gentile che gli muovono.

Non solo, il suo indirizzo di posta elettronica sta progressivamente scomparendo, cancellato dalla mano censoria di alcuni «compagni», da tante mailing list della sinistra radicale.

L'articolo del Corriere

Per capire le ragioni del linciaggio contro l'artista bolognese bisogna tornare al 28 giugno, giorno del Pride, e al fermo di polizia di Graziella Bertozzo, attivista di Facciamo Breccia. Quell'episodio ha messo in luce una spaccatura già esistente nel mondo gay e lesbico. Due visioni del mondo e due modi di intendere le lotte diversi, proprio come nella sinistra: da una parte l'Arcigay e altre realtà più «dialoganti», dall'altra i radicali come Facciamo Breccia e Antagonismogay che, il 28 giugno, hanno accusato i primi di essere fascisti per aver chiamato la polizia quando Bertozzo ha preteso di salire sul palco. Il gioco è presto fatto: che Arcigay & co. fossero fascisti, è la tesi dei «duri » del movimento, si capiva già da quel manifesto. I «compagni » che accusano Q si sono anche premurati di indagare su di lui (questo sì in stile poliziesco). E hanno scoperto che il suo nome spunta in un blog di estrema destra. «Parla con i fascisti di Casa Pound», «quel fascista di Q deve sparire» tuonano dei compagni (rigorosamente anonimi) sul web. Vero, Q si è iscritto a un forum di destra, dando per altro le sue generalità. «Sono uno curioso — spiega l'artista — mi sono iscritto a quel forum poco prima del Pride solo perché mi interessa parlare con chi non la pensa come me». «E dire che a Bologna a guidare la crociata contro di me è Antagonismogay, a cui ho disegnato il logo », scherza Lorenzo.

Mentre sul web gli attacchi si moltiplicano, Lorenzo è all'estero. Ma a Bologna c'è chi è seriamente preoccupato per lui. Sono gli amici del Cassero e di Arcigay. A parlare per loro è Emiliano Zaino, coordinatore del Pride: «In quello che leggo in rete contro Lorenzo, che non è affatto fascista, ci sono toni minacciosi. Così anche nella lettera scritta da Graziella Bertozzo. Certe parole possono mettere a rischio l'incolumità di una persona». Dalla parte dell'ideatore di Italo anche il candidato sindaco bolognese Franco Grillini: «Che stupidità, come si può non capire l'ironia che c'è dietro Italo. Il problema è che nel movimento gay, come nella sinistra, c'è chi si prende troppo sul serio, chi manca di autoironia. Li conosco bene, perché dicono cose che io dicevo trent'anni fa».

Zaino (Cassero) Contro il nostro amico usano toni da fatwa E adesso temiamo per la sua incolumità



(sopra) Il disegno "incriminato" di Italo per il pride di Bologna opera del grafico Lorenzo alias "Q"

domenica 15 giugno 2008

Bologna Pride su adesione PD Bolognese

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 13 giugno 2008

ADESIONE PD BOLOGNESE AL PRIDE: IL COMITATO PRIDE PRENDE ATTO DELL'ADESIONE
'Auspichiamo che l'adesione ai principi si trasformi in piattaforme programmatiche'


Il commento unanime dei tre Portavoce del Comitato Pride: 'Rileviamo l'adesione del Pd bolognese ai principi del Pride nazionale - che si svolgerà a Bologna il 28 giugno - prendendo atto di questo primo segnale del Partito Democratico. Auspichiamo che questa adesione ai principi si trasformi in piattaforme programmatiche.

Tutti i pride lgbt che si sono svolti in Italia sono sempre state manifestazioni pacifiche e festose che hanno contribuito alla costruzione del tessuto democratico del paese. Ovviamente questo pride è stato progettato per essere immerso nella città, per coinvolgere la cittadinanza, non per creare problemi. Abbiamo concordato il percorso lavorando insieme a sindaco, prefetto e questura, abbiamo trovato un accordo con gli ambulanti. Bologna ha una tradizione di città accogliente, e siamo certi che anche in questa occasione la nostra città proseguirà nel solco della sua storia.'

I portavoce del Pride Nazionale

Marcella Di Folco – Presidente M.I.T.
Paola Brandolini – Segreteria Arcilesbica
Emiliano Zaino – Segreteria Arcigay


Ufficio Stampa Bologna Pride 2008

Mariagrazia Canu +39 340 6446013
Chiara Mantovan +39 366 4019793
press@bolognapride.it

GAY PRIDE. ESECUTIVO PD LO APPOGGIA, 'MA RISPETTATE BOLOGNA'

SQUADRA DE MARIA UNANIME: BENE PRINCIPI, E' IMPORTANTE FARLO QUI

(DIRE) Bologna, 13 giu. - Ora sul Gay Pride del 28 giugno c'e' anche l'imprimatur ufficiale del Pd di Bologna: il partito "aderisce ai principi" che la manifestazione vuole affermare, ma
avverte gli organizzatori che lo spirito del Pride deve esprimersi "nella maniera piu' efficace e positiva e nel rispetto, come da tradizione, della citta' e delle sue sensibilita'". Ieri sera l'esecutivo provinciale di Andrea De Maria ha approvato all'unanimita' un documento condiviso dunque
anche dai cattolici della 'cabina di comando' democratica. "Bologna ha una storia profondamente civile, democratica e di accoglienza. Per questo- si legge nel documento- riteniamo che
sia importante per la nostra citta' ospitare una manifestazione di impegno civile come il Pride".
Gli esponenti dell'esecutivo Pd sperano pero' "vivamente che lo spirito di questa manifestazione si possa esprimere nella maniera piu' efficace e positiva e nel rispetto, come da tradizione, della citta' e delle sue sensibilita'". Un modo per invitare gli organizzatori e partecipanti a non trascendere e rispettare le diverse sensibilita', col rischio di innescare polemiche che nuocerebbero allo scopo della kermesse. "Si tratta di una manifestazione importante- si legge ancora nel documento dell'esecutivo- perche' ha come obiettivo il riconoscimento delle
diversita', ma soprattutto la rivendicazione della parita' di diritti per tutti i cittadini e la lotta contro ogni tipo di discriminazione".
(Bil/ Dire)

Documento del PD bolognese sul Bologna Pride

*L'Esecutivo del Partito democratico di Bologna, all'unanimità dei presenti alla riunione svoltasi nella serata di ieri, giovedì 12 giugno, ha approvato il seguente documento relativo al Pride 2008.***

"Il 28 giugno 2008 si terrà a Bologna il Pride nazionale lesbico, gay,bisessuale e trans, arrivato ormai alla quindicesima edizione.
Si tratta di una manifestazione importante perchè ha come obiettivo il riconoscimento delle diversità , ma soprattutto la rivendicazione della parità di diritti per tutti i cittadini e la lotta contro ogni tipodiscriminazione.
In un paese dove, purtroppo, vi è¨ una oggettiva discriminazione non solo basata sul genere, ma anche sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, riteniamo che manifestazioni come il Pride possano essere utili a diffondere e riaffermare la cultura della laicità , del rispetto e della tolleranza. Auspichiamo sinceramente che il neo insediato governo Berlusconi si impegni attivamente sul fronte dei diritti umani e civili e mantenga, rafforzandolo,l'importante strumento della "Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender" istituita presso il Ministero delle Pari Opportunità da Barbara Pollastrini, Ministro del Governo Prodi.Sin dalla sua nascita, il PD si è¨ impegnato per l'affermazione e la diffusione di una cultura basata sul riconoscimento dei diritti e della dignità della persona e sui principi della responsabilità e della laicità.
Il Manifesto dei Valori ha sancito l'impegno del Partito Democratico afavore della piena realizzazione e condivisione della cultura dei dirittiumani e civili che mira ad eliminare ogni violazione della dignità e dellavita della persona, rimuovendo le cause che possono pregiudicarne lo sviluppo e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, digenere e orientamento sessuale.Bologna ha una storia profondamente civile, democratica e di accoglienza.
Per questo riteniamo che sia importante per la nostra città ospitare una manifestazione di impegno civile come il Pride. Speriamo vivamente che lo spirito di questa manifestazione si possa esprimere nella maniera più efficace e positiva e nel rispetto, come da tradizione, della città e delle sue sensibilità .
Il PD bolognese, per le motivazioni e sulla base delle considerazioni sopra espresse, aderisce ai principi di promozione e difesa dei diritti che il Pride vuole affermare, e si impegna, a partire dai forum tematici e conulteriori iniziative di approfondimento, perchè la cultura dei diritti e dei doveri possa affermarsi pienamente nel nostro paese e per la prevenzione ela rimozione di ogni forma di discriminazione."

mercoledì 11 giugno 2008

NO VAT OCCUPANO SAN PIETRO

FERMATI E PORTATI IN COMMISSARIATO
Cancellati foto e filmati degli arresti ripresi dai turisti presenti in piazza
domenica 08 giugno 2008 , da
Liberazione

di Vladimir Luxuria

Sono passati 14 anni dal primo Pride a Roma del 1994 e le nostre richieste sono testardamente e convintamente le stesse: parità, dignità, laicità. Come un pendolo in questi 14 anni si sono alternati governi di centro destra e di centro sinistra entrambi colonizzati da componenti integraliste religiose che hanno fatto naufragare qualsiasi ipotesi di una legge che ci restituisca una piena cittadinanza. Tutta l'Europa ha legiferato sulle unioni civili o i matrimoni per tutti, ad eccezione di Irlanda, Malta, Grecia e un altro stato: il Vaticano che bisogna ricordarlo è uno stato estero. E l'Italia? Su questi temi l'Italia è un Paese che si sta muovendo: all'indietro. Non solo non abbiamo ottenuto nulla, ma adesso vogliono mettere bocca e artigli sul nostro sacrosanto diritto di manifestare pacificamente, per chiederli questi diritti: ci negano le piazze, da San Giovanni, a Roma, alla piazza Primo Maggio a Biella, minimizzano gli episodi di violenza contro lesbiche, gay e trans. Fanno il baciamano e il baciapile al papa per dare soldi, anche della nostra comunità, alle scuole private cattoliche che spesso traumatizzano studenti adolescenti omo e transessuali, per ribadire ossessivamente la sacralità di un'unica famiglia, quella composta da un uomo, una donna e possibilmente qualche amante. E' stato presentato un emendamento sul decreto sicurezza. Non è stato proposto da due onorevoli qualsiasi, ma da due presidenti di commissione: Filippo Berselli, presidente della Commissione giustizia, e Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari costituzionali. Si chiede che la prostituzione femminile, transessuale e maschile, venga considerata «pericolosa per la pubblica moralità». Si vuole rendere reato ciò che è considerato immorale. Ma chi stabilisce i confini tra ciò che è morale e ciò che non lo è? Domani si potrebbe presentare un emendamento per definire immorale il cruising (rimorchiarsi per strada anche senza passaggio di denaro), le dark room, il sadomaso, la transessualità e perché no anche l'omosessualità. Di sicuro non sarà mai considerato immorale il fatto che alla regione Lombardia l'assessore di Alleanza nazionale, Prosperini, quello che invocò la surreale garrotta come tortura per i gay, è sotto inchiesta per truffa ai danni della regione Lombardia per aver utilizzato 200mila euro dei fondi regionali per pagarsi spazi autogestiti in tv private.


Poi c'è Mara Carfagna, quella che ha sempre gli occhi sbarrati come se fosse sbigottita che qualcuno l'avesse fatta diventare ministra delle Pari opportunità, che in un famoso calendario si è fatta ritrarre seminuda in una rete da pesca con tanti uomini semi nudi e la scritta "Lussuria": proprio vero che c'è chi ha il nome e chi se non i fatti almeno fa le foto. La stessa ministra che ci ha invitati a sfilare con sobrietà, la stessa ministra che ha dichiarato che non c'è bisogno di fare il Pride perché in Italia sono finiti i tempi delle discriminazioni. Parole che sono come coltellate, come sono state coltellate quelle date da una madre alla figlia lesbica e innamorata a Pesaro o da un padre a Palermo a un figlio "disonorevole" in quanto gay. Non dobbiamo arrenderci. Le nostre idee sono le stesse e ancora più forti, la nostra lotta di resistenza per liberarci dai finti moralisti e dagli squadristi, da chi considera diverso e attaccabile una persona in base all'orientamento sessuale, l'identità di genere, il colore della pelle, l'appartenenza ad un'etnia o il reddito economico.

Gay Pride Uno striscione contro il Vaticano:
interviene la polizia romana Protesta in San Pietro, De Zordo fermata


Dal Corriere Fiorentino

«San Giovanni negato, Vaticano occupato ». Lo striscione è rimasto aperto solo pochi minuti, ieri, in piazza San Pietro a Roma, mentre nella città si svolgeva il Gay Pride. Poi la polizia lo ha fatto togliere, chiedendo i documenti alle 15 persone dell'organizzazione anticlericale «Facciamobreccia », che aveva ideato l'azione. Insieme a loro c'era anche la consigliera comunale Ornella De Zordo: «È stata un'azione simbolica — dice al telefono— in questa Roma che ha negato piazza San Giovanni per la manifestazione di oggi. Tutto si è svolto tranquillamente: abbiamo aperto lo striscione e quando è arrivata la polizia abbiamo consegnato i nostri documenti, senza reagire». Quando lo racconta Ornella De Zordo è ancora ferma all'ispettorato generale di pubblica sicurezza, dietro la piazza: «Ci hanno detto che ci ridaranno i documenti, aspettiamo però qui da un'ora e mezza». Poi precisa che «non si è trattato di una vera e propria manifestazione, non abbiamo urlato o fatto nulla, se non aprire lo striscione». F.S.

E' Possibile vedere la sequenza di immagini sulla protesta anche su Youtube:
:: Clicca QUI ::

E sul sito del Coordinamento FACCIAMO BRECCIA

PREOCCUPA CLIMA VIOLENZA (PdCI)

GAY AGGREDITI: PALERMI (PDCI), PREOCCUPA CLIMA VIOLENZA
"In Italia si sta instaurando un nuovo clima sociale e politico fatto di intolleranza e di caccia al diverso" domenica 08 giugno 2008 -Ansa


ROMA, 8 GIU - Manuela Palermi, della segreteria nazionale del Pdci, giudica 'deboli e inesistenti' le risposte del mondo politico agli episodi 'di violenza ed intolleranza che si sono consumati a Roma durante il Gay Pride ed a Napoli ai danni di alcuni giovani, che sono stati picchiati perche' gay'.Ad avviso di Palermi si e' in presenza 'di fatti ripetuti e non piu' episodi isolati' e queste circostanze mostrano 'come in Italia si stia instaurando un nuovo clima sociale e politico fatto di intolleranza e di caccia al diverso'.'Azioni di rinnovata violenza e discriminazione - e' la conclusione di Palermi - che non vengono trattate dalla politica e dalle forze che governano il Paese con la dovuta attenzione'.

Grillini VS Meloni

GRILLINI (PS). IL MINISTRO MELONI MENTE SU STALKING E OMOFOBIA.
E' la destra che ha bloccato il provvedimento nella scorsa legislatura
mercoledì 04 giugno 2008


La mania di raccontare bugie ha contagiato anche il Ministro Meloni, che, non soddisfatta per aver contribuito nella scorsa legislatura alla non approvazione dei provvedimenti su stalking e omofobia, tenta di gettare la croce sulla potentissima lobby gay e, come dice lei, dei grillini (attenzione a non confonderli con i seguaci di Beppe Grillo...).

Non contenta di raccontar balle il ministro si produce nel solito esempio trito e ritrito delle adozioni gay che rappresentano una vera e propria ossessione della destra italiana.

La verità, caro ministro, è semplice: la destra italiana è violentemente omofoba al punto da fare ostruzionismo in Commissione giustizia per impedire il varo del provvedimento.

La destra si deve quindi assumere per intero la responsabilità di avere bloccato la norma nella scorsa legislatura e di aver ripetutamente dichiarato di concedere la “legislativa” in Commissione.

Che ci sia un rapporto strettissimo tra stalking e omofobia, lo attestano i recenti fatti di cronaca: una ragazza lesbica accoltellata dalla madre a Pesaro e un ragazzo gay accoltellato dal padre a Palermo.

Rifletta il ministro Meloni sull'ostruzionismo della destra nella scorsa legislatura contro il provvedimento e si assuma onestamente le sue responsabilità.

On. Franco Grillini
Costituente socialista

Presidente “Gaynet”, associazione informazione gay

martedì 22 aprile 2008

Paola Concia: "Se vince Alemanno comunità gay cancellata"

Gay.it - Daniele Nardini
Martedì 22 Aprile 2008


Previsioni funeste da parte di Paola Concia, l'unica eletta lgbt in Parlamento, in caso di vittoria di Alemanno alle elezioni amministrative per il Comune di Roma. E su Moggi dice...


Ultimi scampoli di campagna elettorale per i due candidati a sindaco della Capitale. Francesco Rutelli per il Partito Democratico sfida Gianni Alemanno per il Popolo della Libertà. Ma sull'esponente del centrodestra Anna Paola Concia, deputata PD e portavoce del Tavolo LGBT del PD, ha qualcosa da dire.

Onorevole Concia perché gay e lebsiche romani dovrebbero votare per Rutelli?

Votare Rutelli è l'unico modo che abbiamo per evitare che
Roma venga governata dalla forza più aggressiva e reazionaria d'Europa: la destra italiana è omofoba e violenta. Alemanno è stato nel governo che boicottato la direttiva europea contro l'omofobia nel lavoro, appena insediatosi al Ministero dell'Agricoltura, nel 2001, ha fatto benedire gli uffici occupati in precedenza da Pecoraro Scanio solo a causa dell'orientamento sessuale del leader dei Verdi, da Ministro ha partecipato a un rito neofascista nelle Marche e ancora oggi porta al collo una croce celtica simbolo dell'estrema destra. Bisogna aggiungere altro? Possiamo dire allora che il centrodestra romano pensa che noi siamo dei reietti e ha sempre condannato progetti come il Gay Village, la Gay Help Line, e quelli contro l'omofobia nelle scuole. In gioco c'è un'idea di comunità, di cosa vuol dire stare insieme. Rutelli non si è distinto negli ultimi anni sulle tematiche che ci stanno a cuore, ma è sostenuto da una coalizione dove ci sono donne e uomini che hanno fatto di Roma un esempio di città inclusiva, coinvolgendo le associazioni LGBT romane che hanno una grande storia e una grande autorevolezza. Ciascuna di loro, in modo diverso ha interloquito con l'amministrazione comunale, ha potuto lavorare e portare avanti la battaglia sui nostri diritti. Certo con alcuni limiti, ma c'è un terreno comune su cui lavorare.

Non pensa che far passare le istanze gay nel comune di Roma sarà più difficile con l'apparentamento con l'UDC anziché con i Socialisti?

L'Udc ha dato libertà di coscienza e non si è apparentata con nessuno. C'è bisogno che tutte le forze politiche e tutti i cittadini democratici dicano no a una deriva fascista. Perché la destra romana è ancora questo. Se vincesse Alemanno cambierebbe la nostra vita quotidiana: il nostro tessuto sociale verrebbe devastato e la comunità gay cancellata. Quella di
Roma è una sfida tra pluralismo e innovazione da una parte e violenza e dall'altra.


Parliamo dell'aggressione al Mieli: pensa anche lei che gruppi neofascisti o omofobi in generale si sentano legittimati dal risultato elettorale?


Lo spostamento dell'Italia a destra ha sicuramente legittimato l'uso della violenza da parte degli estremisti. Il Pdl e la Lega hanno un'anima intollerante: ha parlato alla paura della gente. In questi giorni si parla tanto di sicurezza e la destra strumentalizza la questione. Roma è una città sicura e plurale, la vittoria di Alemanno sdoganerebbe alcuni gruppi di facinorosi che si sentirebbero legittimati ad agire per "punire" i "diversi". L'abbiamo sperimentato con il fiorire di gruppi neofascisti quando Storace era presidente della Regione Lazio e lo riascoltiamo adesso da Maroni, ministro degli Interni in pectore, che lancia l'idea delle ronde autogestite dai cittadini. Chi ci dice che queste ronde non saranno impiegate da Alemanno per punire due gay o due lesbiche che si baciano o per "sorvegliare" il Gay Pride?

Lei che è anche una sportiva, che ne pensa delle frasi di Moggi secondo cui il calcio non è un mondo per gay?

Mi occupo da sempre di politiche sportive e ho seguito da vicino "Calciopoli" e "Moggiopoli" Secondo voi Luciano Moggi è uno che si può permettere di dire alcunché? Credo proprio di no. Detto questo anche Moggi è esemplare di un clima di intolleranza che agita l'Italia del dopo lezioni. Lui sa benissimo che nel mondo del calcio come in tutti i mondo esistono omosessuali, anche nella Juventus, come è giusto che sia. E Moggi è bene che sappia che la Federazione Internazionale Gioco Calcio ha firmato un accordo con la European Gay e Lesbian
Sport Federation, di cui faccio parte, in cui si impegna a lottare contro qualsiasi discriminazione verso gli omosessuali nel calcio. Che facciamo come al solito ci appelliamo all'Europa? Infine, conoscendo bene il mondo dello sport, vi dico che quando uno come Moggi butta così le mani avanti significa che la questione esiste. In Parlamento presenterò una proposta di legge contro l'omofobia e riguarderà anche il mondo dello sport. Sarà una dura battaglia visti i numeri che abbiamo, ma non per questo rinuncerò a combatterla.

sabato 19 aprile 2008

GLBT in fuga dall'Arcobaleno

«AVETE DIFESO I DIRITTI SOLO A CHIACCHIERE»
Gay in fuga dall'Arcobaleno
sabato 19 aprile 2008 , da Liberazione

Da Nord a Sud la delusione dell'arcipelago Gbltq: «perché il governo non è caduto sui Dico?»
di Davide Varì


«E perché mai avrei dovuto votare un partito che non è stato capace di portare mezzo risultato a casa e che ha sempre scelto e messo in primo piano la stabilità di un governo che ha sistematicamente ignorato i diritti delle persone omosessuali?». Il più duro è Marco, 37 anni, architetto, gay e compagno di Luca. Marco è uno dei tanti che il 13 e 14 aprile scorso ha scelto di non votare Sinistra arcobaleno. «Sì, non ho votato la sinistra, finora avevo sempre votato Rifondazione ma stavolta ho scelto di punirli per fargli capire che la loro presenza ha un senso ed un significato preciso: difendere i diritti dei più deboli. E non c'è dubbio che noi gay in questo momento siamo tra i più deboli».Un problema di leadership? «Nessun problema di persone, nessun problema di leadership. Io ho sempre creduto in Bertinotti, nella sua buona fede e nella sua passione. Ma stavolta la buona fede e la passione non bastano più. Avevamo anche un ministro in quel governo, che ci stava a fare?». Un'idea che riprende bene e rilancia anche Cristina Gramolini di Arcilesbica: «Neanch'io ho votato Sinistra, e anch'io ho deciso di non votarla dopo anni di "fedeltà"». I motivi? «Prima di tutto la grande disillusione per l'atteggiamento e la presenza di Rifondazione nel governo Prodi».«Una grande delusione politica soprattutto alla luce della modalità della crisi - spiega Paolo da Milano -. Possibile che abbiamo dovuto aspettare i problemi personali di Mastella per far crollare quel governicchio? Possibile che Rifondazione non abbia deciso di uscire impuntandosi, per esempio, sui Dico? Non ne valeva forse la pena? Di certo, se l'avesse fatto, sarebbe stata un'uscita di scena più dignitosa per tutti. Anche per Prodi».Insomma, un coro di proteste, quasi di risentimento quello che viene dal mondo omosessuale. Un esercito di voti negati proprio per punire il partito che più di ogni altro aveva dato loro tante speranze, tante illusioni. Ma insieme a tanta rabbia si affaccia anche la preoccupazione: «Certo - ammette ancora Cristina Gramolini - ora sono molto preoccupata dell'assenza di Rifondazione in Parlamento, ma se raggiungere il quorum significava proseguire su quella strada, allora è stato meglio non raggiungerlo». «Ricordate la mobilitazione del 20 ottobre? Ecco, noi di Arcilesbica abbiamo deciso di non aderire perché quella convocazione verbale senza alcuna prospettiva pratica non ci convinceva. Si è trattato di un appello solo verbale, verbale come la presenza di Rifondazione al governo».Un modo in subbuglio quello omosessuale. Un mondo articolato e complesso. Dentro si trova di tutto. E' uno specchio ristretto della società italiana che ha distribuito i proprio voti un po' ovunque. Sempre Paolo, militante dell'Arcigay di Milano - riporta la scelta di molti gay e lesbiche di votare addirittura per la Lega. «Certo, la Lega. Conosco molte persone che hanno votato per Bossi». Nonostante i messaggi così machisti e intolleranti? «Molti pensano che siano solo sparate, trovate di marketing politico per raggiungere la pancia delle persone».«Il fatto che molti elettori di Rifondazione pensino che la sinistra si occupi solo dei diritti dei gay, dei "froci", trascurando il lavoro o la lotta di classe, fa il paio con la convinzione di molti omosessuali del nord che pensano che la sinistra abbia trascurato sia i diritti dei lavoratori che quelli dei gay». Risultato? «Risultato, quelle persone votano a destra, votano Lega, tanto è uguale». Uguale? «Mi correggo, non è uguale, dal loro punto di vista è meglio votare Lega». Meglio? «A sinistra mi promettono pochi diritti e tante tasse; a destra nessun diritto ma di certo meno tasse. Pensate che i gay non si preoccupino delle tasse? Non pensano a come arrivare alla fine del mese? Non sentono il problema della sicurezza? Non viviamo mica in un mondo a parte, non siamo mica una categoria diversa dalla altre. Forse a qualcuno sarà sfuggito, ma anche le coppie gay e lesbiche vivono il problema di arrivare alla fine del mese. E in tutto questo la sinistra non è riuscita a passare come forza di difesa né dei lavoratori né dei gay». «Quindi, almeno qui a Nord - continua impietoso Paolo - molti di noi hanno scelto Lega e Pdl. Chiaro no?». Questo per quanto riguarda il Nord. E il Sud? Anche lì la musica non cambia. Giuseppe dell'Associazione Ponti Sospesi, un gruppo di gay credenti che si batte quotidianamente per il diritto ad "esistere" - parla esplicitamente di «rassegnazione». «Molti di noi - ammette - hanno votato Pd decidendo di mettere da parte ogni illusione e ogni aspettativa sul riconoscimento dei diritti. Molti di noi, io compreso, hanno creduto al progetto del Pd, alla possibilità di voltare pagina e di fermare Berlusconi». E la Binetti, e i teodem? «Certo, eravamo assolutamente coscienti del fatto che molte realtà presenti nel Pd non avrebbero mai permesso un avanzamento in termini di diritti, ma per molti di noi, evidentemente, valeva la pena rinunciare a qualcosa». «C'è da dire però che alcuni del nostro gruppo hanno votato a Sinistra. Non tutti hanno messo da parte la battaglia per i diritti e obiettivamente hanno individuato nella Sinistra l'unica realtà politica in grado di rivendicarli. Una scelta politica che è passata proprio attraverso il riconoscimento di questo ruolo».Anche astenuti però. «Sì, anche tante astensioni. In generale, almeno per quel che riguarda Ponti Sospesi, posso dire che c'è una parte che considera fondamentale e prioritaria la questione dei diritti, e vota di conseguenza, e un parte che la mette nel calderone delle proprie priorità e richieste politiche».E sull'assenza della Sinistra in Parlamento? «Spero che sia più presente nella società e nella vita quotidiana dei cittadini. In fondo è questo il significato più vero e profondo della politica no?».

GLBT senza rappresentanza politica.

DOPO VOTO:
CADONO TUTTE LE RAPPRESENTANZE DEL MOVIMENTO LESBICO, GAY E TRANSGENDER. LA NON RICONFERMA DI LUXURIA, UN PASSO INDIETRO NELLA MATURITA’ CIVILE DELL’ITALIA


venerdì 18 aprile 2008 , Comunicato stampa

I risultati del voto elettorale del 13 e 14 aprile determinano un quadro nel quale abbiamo perso la nostra referente principale in Parlamento, Vladimir Luxuria, e la sparizione totale di quei partiti con una chiara ispirazione laica e con programmi elettorali che puntavano sui "Diritti Civili", inclusi quelli delle persone transgender e transessuali (Sinistra Arcobaleno, Partito Socialista). Resta probabilmente una "pattuglia" radicale nelle liste del Partito Democratico e la lesbica Paola Concia, eletta nel PD che non ci risulta essersi mai relazionata al nostro movimento e alle questioni "trans". Il tutto, dentro un Parlamento privo di parlamentari nati nel movimento LGBT e che ha espresso fondamentalmente posizioni di disinteresse se non contrarie alle urgenti questioni riguardanti la qualità della vita delle persone trans. Cade e non potrà essere ripresentato il progetto di legge Luxuria, scritto con il contributo di AzioneTrans. Potrebbe essere ripresentato quello che fu del Partito Radicale nella scorsa legislatura. Ma con quali probabilità di passare? In quanto Ass.ne di Volontariato, sentiamo Il dovere di cercare comunque referenti parlamentari che promuovano i nostri diritti mancanti, pur con la consapevolezza che potrebbe trattarsi di una "missione impossibile". Se non troveremo alcun ascolto agli elementari diritti umani che ci sono da anni sottratti, non esiteremo a rivolgere direttamentele le nostre istanze alle Corti italiane ed europee bypassando una politica che – a quel punto - ci emarginerebbe in un ruolo di cittadinanza fortemente limitata.AzioneTrans apre le porte a Luxuria: se vorrà continuare il suo attivismo per i nostri diritti dal fronte dell'associazionismo volontario. Senza alcun potere, se non quello delle nostre idee, le daremo un caloroso benvenuto, dopo due anni di collaborazione su fronti diversi. Il nostro auspicio - dopo esserci arrivati vicini - è quello di non dover considerare questa legislatura come un periodo di 5 anni di "moratoria" dei diritti civili e, nello specifico che ci riguarda direttamente, dei diritti delle persone transgender e transessuali.In ogni caso faremo di tutto per non permettere che accada.

Genova 17 aprile 2008

Mirella Izzo
presidente nazionale AzioneTrans

Arcigay e il nuovo quadro politico

Ciò che è accaduto con le elezioni politiche impone a tutto il movimento lgbt una profonda riflessione. Un nuovo forte governo di destra si sta per insediare ed è nostro preciso dovere farci i conti, mantenendo ferma la linea di Arcigay di avere sempre rapporti corretti e aperti con le istituzioni, quali siano le maggioranze che le governano.
Bisogna prendere atto che l'elettorato ha dato indicazioni precise. La scomparsa della Sinistra Arcobaleno e dei Socialisti dal Parlamento, il limitato risultato del PD pongono a noi e, a tutti i movimenti sociali, di libertà e di conquista di nuovi diritti, il tema di quale tipo d'interlocuzione interpretare nel futuro.
Arcigay ha da tempo superato il ruolo svolto in anni passati d'intermediazione tra le istanze del movimento e i partiti, questo ha determinato una forte autonomia d'azione e di giudizio.
Tutto ciò va preservato e messo al servizio del principale impegno che ci siamo prefissi, la costruzione di una forte e radicata lobby sociale gay e lesbica in tutto il paese, strumento indispensabile per realizzare i nostri obiettivi.
Questo significa per noi, a partire dai prossimi appuntamenti politici e sociali, primo fra tutti il
Pride nazionale di Bologna del 28 giugno, metterci completamente al servizio di un'impresa che richiederà il massimo dello sforzo politico ed organizzativo. Il popolo lgbt, le sue rivendicazioni, la sua presenza organizzata potrà avere un peso politico solo quando sarà in campo un soggetto politico e sociale unitario, solidale, al passo con i tempi.
Siamo addolorati dal fatto che Franco Grillini Gianpaolo Silvestri, Wladimir Luxuria, Titti De Simone, non siano stati riconfermati in Parlamento e, che tutti gli altri candidati lgbt in corsa non abbiano centrato l'obiettivo dell'elezione. Salutiamo l'elezione alla Camera dei Deputati di Paola Concia, referente del Tavolo lgbt del PD, e gli assicuriamo fin d'ora sostegno e collaborazione.
Si apre una fase nuova: Arcigay, come già deciso un anno fa al suo Congresso nazionale, s'impegnerà essenzialmente nella relazione con il popolo lgbt, ampliando servizi, comitati, strumenti di sostegno.
Tutti i temi di cui siamo portatori rimangono irrisolti, dal riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, alle normative contro l'omofobia e le discriminazioni per orientamento sessuale. Si tratta di questioni concrete che incidono sulla qualità della vita e la dignità sociale di milioni di persone. Su questi due punti e su altri, insisteremo sia con i settori della maggioranza e sia con quelli dell'opposizione disponibili, affinché siano possibili convergenze parlamentari, in linea tra l'altro con tutte le normative europee.
Svilupperemo, quindi, con tutte le forze politiche presenti nel Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni e nelle Province, un rapporto di confronto e collaborazione istituzionale, al fine di realizzare concrete azioni a favore delle cittadine e dei cittadini lesbiche e gay.

Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay

sabato 12 aprile 2008

SINISTRA ARCOBALENO. VALORI CATTOLICI: IL VERO BERSAGLIO

Avvenire attacca la comunità glbt e Sinistra arcobaleno
venerdì 11 aprile 2008 , da Avvenire


SINISTRA ARCOBALENO Valori cattolici: il vero bersaglio Il dettaglio del corposo programma de 'la Sinistra l’Arcobaleno' tiene fede al titolo con cui si presenta: 'Fai una scelta di parte'. È infatti un repertorio completo delle proposte estreme di stampo laicista,libertario. Si parte così col sottolineare la 'laicità' quale «punto fondante di scelte politiche che vanno nella direzione dell’estensione dei diritti civili, del contrasto a ideologie e comportamenti razzisti e omofobici». All’inizio del secondo capitolo viene così scandita: «Laicità è: nessuna imposizione per legge di una concezione, di un’etica, di un valore come i soli legittimi e indiscutibili; riconoscimento delle differenze quale fondamento della convivenza». E subito a seguire, con un raccordo manifestamente mistificante, si caldeggia l’applicazione estremizzata della Legge 194, senza alcun riconoscimento all’impegno di prevenzione (che non sia quello della contraccezione). A seguire, in crescendo, si propone il «riconoscimento pubblico delle coppie di fatto», l’«uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone lesbiche, gay e transessuali», quindi «una nuova legge sulla fecondazione assistita», il «testamento biologico». Nel paragrafo titolato 'contro la violenza alle donne' si prospetta un intervento legislativo per «la formazione all’uguaglianza dei generi fin dalla scuola primaria». Si indica poi l’intenzione di varare il 'divorzio breve', accessibile dopo un anno di separazione, o anche immediatamente se non ci sono figli.

LGBT Politica e Movimento / Politica del Movimento

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