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venerdì 26 settembre 2008

DISTINTI ED EQUIDISTANTI. ANCHE DALLA DESTRA

SERGIO LO GIUDICE: DISTINTI ED EQUIDISTANTI. ANCHE DALLA DESTRA.

Il punto è se un rapporto del movimento lgbt con la destra debba passare attraverso un’adesione alle sue parole d’ordine e alla sua visione culturale dell’omosessualità

mercoledì 24 settembre 2008
di Sergio Lo Giudice

Fonte: http://www.sergiologiudice.it/

Alcune recenti posizioni di Imma Battaglia, presidente dell’associazione romana Di’ Gay Project, hanno riacceso il tema del rapporto fra il movimento lesbico, gay, bisessuale e trans italiano e la destra. Ho condiviso in passato alcune posizioni di DGP sulla necessità che le organizzazioni lgbt si relazionino –a partire dai loro contenuti e obiettivi - con tutte le forze politiche e, soprattutto, con le istituzioni e i loro rappresentanti, di qualunque colore siano. Non è una novità: è la posizione di Arcigay da sempre, non sempre condivisa da tutti (ricordo uno slogan di segno inverso coniato da altre associazioni nel 2001: “all’opposizione per definizione”), ferocemente osteggiata da altri (penso alla surreale polemica di Facciamo Breccia che ha accusato il Bologna Pride di fare l’occhiolino ai fascisti) e non riconosciuta solo da pochi (per esempio da Gaylib, l’associazione di destra che accusa il resto del movimento di essere succube della sinistra). La novità sta nella ricerca di un canale preferenziale con la destra attraverso la negazione della discriminazione antigay. Il 9 settembre due ragazzi vengono aggrediti al Colosseo. È l’ennesimo caso, ma stavolta cade in un periodo di aggressioni frequenti contro diverse minoranze, per cui i giornali nazionali ne parlano. Battaglia interviene: l’episodio va perseguito “ma” senza creare allarmismi. I reati d’odio vanno perseguiti, “ma” a Roma non c’è nessuna emergenza. La vivibilità della città può essere migliorata “ma” senza creare il falso mito della discriminazione antigay. E conclude invitando Alemanno (e Veltroni) al Gay Village. Sarebbe il segno – dice – che la politica italiana sta progredendo “al di là di certi vittimismi gay”. È evidente il tentativo di accreditamento verso la giunta di destra, ma quello che stride in queste posizioni non sta nella parte politica a cui ammiccano. Vi immaginate se le stesse parole fossero state pronunciate da Arcigay o dal Mario Mieli durante l’amministrazione di centrosinistra? Il 14 settembre Imma Battaglia rilancia con una lettera a Repubblica sulla polemica fra Arcigay e Francesco Merlo sul modo in cui i giornali avevano trattato la presenza, fra le vittime dell’incidente aereo di Madrid, di una famiglia gay. “Ho condiviso ogni parola dell’articolo di Francesco Merlo – scrive l’ineffabile Battaglia -. Non se ne può più di questo bisogno di urlare una condizione che è normale, non ha nulla di particolare e che non subisce alcuna vera discriminazione”. Sono d’accordo su un punto: per costruire consenso dobbiamo trovare le parole giuste, le urla e gli insulti possono scatenare un applauso ma non aiutano a trovare le soluzioni , vedi http://it.youtube.com/watch?v=MFyH1oc3Thk . Ma come fa una donna lesbica, che conosce il percorso difficile di superamento dello stigma sociale e ha sentito – immagino – tante e tante storie concrete di emarginazione, di soprusi, di negazione della dignità decidere di scrivere ad un giornale per sostenere che le discriminazioni sono un’invenzione del vittimismo gay, come farebbe un qualsiasi Calderoli o Baget Bozzo?Il 19 settembre, Battaglia incontra il ministro Rotondi che, insieme al collega Brunetta, ha anticipato una proposta di legge che affronti il tema delle coppie di fatto attraverso un contratto privatistico. Un fatto importante, quello dei due ministri, a cui occorre dare la giusta attenzione. Ma lei va oltre “Non vogliamo urlare (vedi sopra ndr). Non possiamo più bloccare questo Paese sullo scontro ideologico. Lo devono capire prima di tutte le associazioni omosessuali”. Ci pensate Grillini fare le stesse affermazioni un anno fa dopo un incontro con Rosi Bindi?Il punto, insomma, non è una disponibilità a cogliere i segnali positivi che vengano dal centrodestra. Chi scrive è stato lieto di fare un pezzo del Pride di Bologna a fianco di Benedetto Della Vedova, deputato di Forza Italia e sarà ancora più lieto se Mara Carfagna vorrà servirsi del contributo della Commissione Lgbt a tutt’oggi in sonno presso il suo Ministero. Il punto è se un rapporto del movimento lgbt con la destra debba passare attraverso un’adesione alle sue parole d’ordine e alla sua visione culturale dell’omosessualità. Sullo sfondo rimane un’altra questione: se le varie associazioni del movimento debbano o no accreditarsi verso questa o quella forza politica come una sponda privilegiata. In questo senso la frenetica attività della scandalosa Imma può servire come metro di paragone per tutti, da Arcigay, che dal suo congresso ha avviato un percorso – non ancora concluso - di ridefinizione del suo rapporto con le forze politiche, a tutte le altre, che oscillano fra una critica alla vicinanza verso questo o quello al tentativo di sostituirsi in queste o quelle relazioni privilegiate. Distinti e distanti, l’ho già detto in altre sedi, è una formula che non mi piace, perché segna una distanza dalla politica che può portare all’isolamento e all’autoreferenzialità. Ma distinti ed equidistanti dalle parti politiche, questo sì, deve essere un compito comune. Anche di Imma.
NASCE 3D, Il progetto contro le discriminazioni del Partito Democratico di Bologna, a lanciare il progetto è SERGIO LO GIUDICE, presidente onorario di Arcigay.

“C'è una preoccuparte recrudescenza di xenofobia, fascismo latente e omofobia».

A lanciare l'allarme è Andrea De Maria, segretario provinciale del Pd, che ieri ha partecipato alla presentazione della "Rete 3D", il progetto contro le discriminazioni di genere sostenuto dai Democratici bolognesi.

L'apologia del fascismo fatta da alcuni dirigenti di An, ministro della Difesa La Russa in testa, le aggressioni di cui sono state vittime alcuni giovani omosessuali e poi un clima da - "restaurazione" che si respira nel Paese sono i motivi che hannospinto De Maria a prendere posizione: «Il presidente Fini afferma che tutta la destra deve riconoscersi nell'antifascismo? Mi fa molto piacere, spero che anche a Bologna An sia conseguente e l'anno prossimo i giovani di quel partito non confondano la pietà che si deve ai morti con il mettere sullo stesso piano chi fu antifascista e chi combattè al fianco dei nazisti», attacca De Maria, riferendosi al fatto che 1'8 settembre scorso i giovani di An hanno commemorato i caduti della Rsi.Sulla stessa linea anche Sergio Lo Giudice, già presidente di ArciGay e ora consigliere comunale del Pd, per il quale «quando va al potere la destra ci sono gruppi estremesti che pensano di poter compiere certi atti in maniera impunita», spiega riferendosi soprattutto a fenomeni come omofobia e xenofobia. Da qui una richiesta al centrodestra: «Faccia muro contro queste cose, non vorremmo che - attacca - per una perversa teoria dei vasi comunicanti ci trovassimo che partendo da un presidente del Consiglio in doppiopetto si arriva ai naziskin».E proprio per contrastare una deriva reazionaria, il Pd bolognese sostiene l'iniziativa "3D": Democratici per pari Diritti e Dignità delle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, trans)ed è una rete nata nell'ambito del Pd di Bologna. 3D pubblicizzerà la questione Lgbt con dibattiti e incontri, e proporrà campagne di sensibilizzazione su singoli temi. Inoltre lavorerà per creare occasioni di dialogo con tutti i soggetti, sia interni che esterni al Pd, sui temi dei diritti civili e delle libertà. «3D - spiega Lo Giudice - è una delle prime esperienze del genere in Italia e noi auspichiamo che ne nascano altre, sia a livello locale che nazionale. La rete - ha aggiunto - nasce dalla società civile e non si rivolge quindi solo agli aderenti al Partito Democratico, ma a tutti coloro che, anche in modo critico, guardano con attenzione al suo progetto».

Tra poco "3D" avrà un sito, per ora, chi vuole iscriversi o chiedere informazioni può rivolgersi a una mail: 3d.bologna@gmailcom

mercoledì 17 settembre 2008

E BRUNETTA LANCIO' I «DIDORE»

E BRUNETTA LANCIO' I «DIDORE»: COPPIE DI FATTO, DIRITTI MA SENZA COSTI «Lo Stato tuteli gli altri legami, non mi interessa se etero o omo».
Famiglia cristiana: un pasticcio mercoledì 17 settembre 2008 ,
da il Corriere della Sera
Il personaggio «E' una riflessione da professore che porto avanti con Rotondi. Sì all'assistenza, però ci devono essere doveri»«Questo governo è la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana, il vero erede della tradizione di centrosinistra»---«Non è un progetto del governo, né della maggioranza; nel programma di governo infatti non c'è.
È una riflessione da professore, non da ministro. Una riflessione politico-culturale. Nata da un articolo che firmai con Giuliano Cazzola su Libero nel febbraio 2007, contro i Pacs e i Dico della sinistra. E sviluppata con il mio vicino in consiglio dei ministri, un uomo di grande cultura e intelligenza politica come Gianfranco Rotondi. Ne parlo per la prima volta. E come prima cosa dico questo: se la nostra riflessione è utile, se serve per unire, per aggiungere, per accrescere la felicità dei cittadini, andiamo avanti», dice Renato Brunetta.«Se invece ne nascono divisioni e lacerazioni, la straccio. Abbiamo ben altre cose da fare. Però...». Però ai «Didoré», come li chiama, Brunetta non ha ancora rinunciato. Non vorrebbe parlarne. La prima preoccupazione è evitare polemiche, non replicare alle critiche del mondo cattolico, espresse prima da Avvenire e ora da Famiglia Cristiana. Però il ministro della Funzione pubblica non rinuncia a chiarire meglio il suo progetto. «Né Dico, né Pacs. Con il pretesto dei diritti, la sinistra intendeva puntare alla roba. Assalire la diligenza del welfare. In particolare, le pensioni di reversibilità; su cui l'Italia ha già le norme più generose al mondo, che però non affondano il sistema perché di solito un coniuge sopravvive all'altro di una manciata di anni. Ma con i Dico il superstite avrebbe percepito la pensione per venti o trent'anni: un disastro. Al contrario, i Didoré — DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi — non prevedono oneri per lo Stato.Non un solo euro a carico del contribuente. Non welfare; diritti individuali. La sinistra, nascondendosi dietro le coppie omosessuali, aveva progettato un colpo grosso, un imbroglio. Paradossalmente, meglio Zapatero, per cui le due tipologie di convivenza si equivalgono. Per me, così non è, così non può essere e non voglio che sia».«Ecco l'altro punto importante: nessuna mimesi, nessuna imitazione riduttiva del matrimonio.La mia visione della famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione, e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. La famiglia è un bene pubblico, e come tale destinatrice di welfare. Lo stesso vale per una coppia con figli. Ciò non toglie esistano altri legami che non sono beni pubblici, ma possono essere considerati beni meritevoli. Cioè beni che meritano l'attenzione e la tutela dello Stato. A me pare che in questa categoria rientrino legami di affettività, di reciprocità solidaristica, di mutua assistenza; a prescindere dal sesso. Da buon laico, non voglio uno Stato che si infili in camera da letto e guardi sotto le lenzuola. Se due persone decidono di vivere insieme — non mi interessa se vadano a letto o no, se siano etero o omo; purché si scambino affettività e solidarietà —, credo possa essere considerato positivo». Da qui l'idea — «dell'economista», precisa Brunetta — di un testo unico che possa migliorare la vita di molti cittadini senza spese per lo Stato. Prevedendo il diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo. Di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Di succedergli nel contratto di locazione. Diritti, ma anche doveri: ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.È una proposta su cui Brunetta non cerca lo scontro, anzi. «Semplicemente, alla teoria del piano inclinato, per cui qualsiasi spiraglio può aprire una deriva che si sa come comincia e non come finisce, preferisco la teoria della barriera. Della diga. Di qua la famiglia. Di là una situazione diversa, disciplinata da poche e chiare regole, che sono pur sempre meglio dell'impasse, dell'ipocrisia, del caos di oggi. Se si può creare un terreno di convergenza tra laici e cattolici, bene. Non sono credente. Ma credo nel rispetto reciproco, nel confronto, nella collaborazione. Se invece si va alla rottura, io rinuncio. Il paese ha ben altri problemi, e il lavoro non ci manca».Quel che gli sta davvero a cuore, dice Brunetta, è proseguire le riforme. «Questo governo rappresenta la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana. Il vero erede della tradizione di centrosinistra ». Addirittura? «Forza Italia mette insieme tutte le anime riformiste del vecchio centrosinistra: noi socialisti lib-lab, i repubblicani di La Malfa, i liberali di Biondi, i socialdemo-cratici, i cattolici liberali. Insomma, il centrosinistra che ha governato il boom economico e poi il pentapartito che ha salvato il paese dall'inflazione ai tempi di Craxi e in seguito di Amato e Ciampi. Dopo il diluvio di Tangentopoli, Berlusconi ha avuto la geniale intuizione di allearsi con il riformismo padano, che porta al federalismo fiscale, e con il riformismo nazionale della nuova destra di Fini, che ha fatto un lavoro straordinario, pur se è troppo generoso quando rinuncia a ribadire che molti antifascisti non erano democratici. Di là ci sono la sinistra democristiana, le frange extraparlamentari e gli ex comunisti. Che sono sempre stati dalla parte opposta al riformismo: contro la Nato, contro l'Europa, contro lo Statuto dei lavoratori, contro il decreto di San Valentino, contro la politica dei redditi. Quando sento D'Alema definirsi socialista mi vengono i brividi. Non a caso, votano per noi i colletti blu e le partite Iva: l'Italia che lavora e quella che rischia. Votano per la sinistra i settori protetti, in particolare pezzi di pubblico impiego, e la rendita. Per troppi anni i salari del settore privato non sono cresciuti, e di conseguenza è calata la produttività; la dinamica salariale è stata vivace solo nei settori protetti. La Cgil ha scambiato moderazione salariale con potere politico. Noi dobbiamo liberare i salari dalla moderazione. Una parola che a me non piace».La prossima settimana, anticipa Brunetta, è in arrivo un'altra novità. «Tutto in rete. Il primo accordo sarà con la Gelmini: la scuola. Il secondo con Alfano: la giustizia. Poi toccherà alla Lombardia e alla Campania, quindi a Milano e a Napoli. Alla fine la pubblica amministrazione farà sessanta convenzioni — con gli altri ministeri, con le Regioni, con i comuni capoluogo — per digitalizzare e collegare tutti in rete. Addio carta; via mail si faranno pratiche, certificati, licenze; andranno su Internet anche la pagelle ». E la crisi Alitalia? Quanti licenziati fineranno sul groppone dello Stato? «Neanche uno. La pubblica amministrazione deve diventare un'eccellenza, non fare da ammortizzatore sociale. Mi rifiuto di credere che il mercato non possa assorbire 3200 esuberi. Se ne arriva uno solo, me ne vado io. Ma Berlusconi ha già detto che non accadrà».

Famiglia Cristiana «Governo, pasticcio sulle unioni civili»
MILANO — Famiglia cristiana ancora all'attacco.Nell'editoriale del numero oggi in edicola il settimanale dei Paolini boccia severamente il nuovo provvedimento sulle unioni civili, il «pasticcio Brunetta-Rotondi» che fa «passare in secondo piano il vuoto assoluto di provvedimenti a favore delle famiglie dell'attuale governo».

Ribatte Rotondi: «Il governo risponderà presto con i fatti». Ma la replica più dura è di Franco De Luica (Dca): «Famiglia Cristiana ormai non ha più niente del garbo e della misericordia cristiana: predica l'odio verso la politica meglio di Travaglio».

Zan su Brunetta e Rotondi

ZAN (LINFA) : BRUNETTA E ROTONDI HANNO UNA MAGGIORANZA?
Per noi fondamentale è l'assistenza sanitaria, diritti di successione e le decisioni riguardante il post mortem mercoledì 17 settembre 2008 ,
comunicato stampa

Vogliamo fare un plauso a tutte quelle iniziative volte ad ottenere un riconoscimento giuridico e una tutela per le coppie di fatto. Per questo vogliamo capire se l'iniziativa dei ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi è fatta a nome di tutto il governo, ed ha dunque l'appoggio dell'attuale maggioranza parlamentari, oppure se rappresenta solo un'iniziativa personale dei due esponenti del Pdl come deputati. Perché anche questa loro iniziativa, dal singolare nome Di.do.re, fosse messa accanto a tutte le altre gia depositate (vedi Pacs Dico Cus) che non godono dell'appaggio di una solida maggioranza parlamentare, rischierebbe di cadere nel dimenticatoio.Prima di entrare nel merito della proposta Di.do.re. vorremmo capire se davvero esiste una maggioranza disposta ad approvarla o sarà l'ennesimo annuncio che rischia di creare false aspettative da parte delle migliaia di coppie conviventi che aspettano da anni il riconoscimento dei propri diritti. Entrando più nel dettaglio per noi rimane fondamentale che le coppie conviventi italiane, sia omo che etero, siano riconosciuti l'assistenza sanitaria al convivente, i diritti di successione e tutte le decisioni riguardanti il post mortem.

Alessandro Zan
Presidente nazionale LINFA (Lega Italiana Nuove Famiglie)
Consigliere comunale a Padova

Arcigay e Rotondi

L'ARCIGAY: PER ROTONDI TRA 10 GIORNI PRONTO IL TESTO SULLE UNIONI CIVILI Il ministro ha informato l'associazione sullo stato del lavoro martedì 16 settembre 2008 , da il Corriere della Sera

ROMA — Entro una decina di giorni dovrebbe essere pronto un testo base sulle unioni civili: lo ha comunicato il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi durante un colloquio telefonico con il presidente nazionale dell'Arcigay Aurelio Mancuso, così come è stato riferito dallo stesso Mancuso in una nota. Il ministro ha informato l'associazione sullo stato del lavoro che, insieme al ministro Renato Brunetta, sta svolgendo per regolamentare le convivenze e — sottolinea Mancuso — «ha tenuto a ringraziare l'Arcigay per il ruolo di difesa e di promozione delle concrete richieste della comunità omosessuale italiana e per l'interesse mostrato dall'associazione rispetto alla sua proposta». Non appena pronto, il testo predisposto da Rotondi — riferisce l'Arcigay — «sarà immediatamente trasmesso all'associazione». Mancuso, nel ribadire le posizioni di Arcigay rispetto al pieno riconoscimento dei diritti e di doveri per le persone e le coppie lgbt, ha concordato con il ministro un incontro da svolgersi appena in possesso della proposta.

Ministro Gianfranco Rotondi

GAY IN DIVISA CONTRO L'OMOFOBIA

Formazione per le forze dell'ordine per prevenire gli attacchi anti-gay: è la proposta di Polis Aperta, associazione di omosex in divisa, dopo le recenti aggressioni a Roma.
«Noi siamo una risorsa»martedì 16 settembre 2008 , di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti del'Unità" di Delia Vaccarello A Roma due giovani turisti che si tenevano per mano sono stati aggrediti daun gruppo di ragazzi omofobici: come si fa ad allertare le forze dell'ordine sulla probabilità dell' agguato anti-gay ? Una vasta conoscenza sui criminidi odio da mettere a disposizione per addestrare poliziotti, vigili ecarabinieri la offre Polis Aperta, l'associazione che riunisce militari ecivili, nata nel 2005 e capitanata da Nicola Cicchitti, gay e finanziere.

Presidente di Polis da maggio, Cicchitti non ha dubbi: «Se facessi corsi diformazione direi ai colleghi: una coppia di omosessuali che cammina di notte per strada è già di per sé esposta alla derisione. Se viene intercettata da un gruppo di ragazzi che giocano a esaltarsi tra loro, a provocare icompagni a chi la spara o la fa più grossa, il passo dalla battutaccia allo spintone, dallo scherno all'aggressione, è breve». Fantapolizia? No, èquello che avviene già in Spagna, dove l'associazione «Gay les pol» in due anni ha messo a punto una campagna anti-discriminazione per il personale della polizia e un'altra contro i crimini di odio (hate-crimes).

Attenzione, dice Cicchitti, «non siamo sceriffi, né pensiamo di fare clamorose azioni di piazza. Vogliamo formare, riversare sui corpi delle forze dell'ordine le nostre conoscenze di gay e lesbiche in divisa». Ancora: a volte le vittime di aggressione omofobica non espongono denuncia perché temono di essere prese in giro anche dai graduati a cui si rivolgono o perché non voglionoche i parenti vengano a sapere del loro orientamento sessuale. «Occorre addestrare il personale a trattare con le vittime dell' omofobia, aindividuare le loro paure». E' semplice come bere un bicchier d'acqua, diventa complicato in un paese in cui l'omofobia viene prima ammessa, poi negata, infine strumentalizzata, quando non urlata.

Di certo non viene contrastata con leggi dalla parte dei cittadini. Le associazioni di gay e lesbiche in divisa, che formano anche una rete europea, ribaltano la regola dell'esercito americano «Dont ask, dont'tell»: non chiedere non dire. Fino a poco fa è servita a tollerare i gay velati, e a far fuori i dichiarati. Oggi un gruppo di generali ne ha sancito i limiti: la regola fa disperdere talenti preziosi ed è datata, pensata peruna società meno aperta.

Polis Aperta (appunto) considera un diritto per le divise dichiararsi gay e dice: «Noi siamo una risorsa». L'associazione il 26 settembre terrà a Bologna una riunione del direttivo:«Non è un coming out collettivo, né una riunione aperta. Parleremo a portechiuse delle azioni da mettere in cantiere», aggiunge Cicchitti. Un meeting interno già contrastato da mugugni di alcuni rappresentanti di polizia, approdati sulle colonne della stampa locale. Ma cosa c'è di così fastidioso nell'immaginare un militare gay o una poliziotta lesbica? Forse scatta la facile e stereotipata equazione che gay significa checca, che lesbica vuol dire «femmina», laddove a difendere i cittadini ci vogliono i muscoli e ilfare virile? «Ma stiamo scherzando? Difendere una persona non vuol dire avere i muscoli, anzi se hai solo i muscoli rischi di danneggiarla», ribatte Cicchitti.

E individua alcuni requisiti fondamentali per la «divisa» che satutelare: «Rispetto della legge, professionalità, sangue freddo, spirito diservizio nei confronti dei cittadini. Noi siamo servitori dello Stato», ribadisce, e senti l'orgoglio nell¹intercalare. «Sono di Vibo Valentia. Mi sono arruolato dieci anni fa, ho fatto la scuola a Trento e poi sono arrivato in Friuli Venezia Giulia». Dal Sud al Nord, grazie alla divisa che incute timore e risarcisce qualche ferita? «Volevo fare il finanziere fin da piccolo, forse inconsciamente ce l'ho a morte con le frodi, di ogni tipo, compreso il furto del rispetto.

Ho fatto studi di economia aziendale, sono stato attratto dalla disciplina della Guardia di Finanza, dall'ossequio delle regole. Ho imparato che un militare dedica la sua vita al servizio dei cittadini». Cicchitti sostiene che uno viene rispettato per i valori e per la condotta, non certo perché sposato osingle, perché padre di umani o amico di una nidiata di gatti. Da finanziere non ha mai subito aggressioni. «Non ho dovuto dire: sono gay. Mi chiedevano cosa facevo la domenica e rispondevo che uscivo con il mio compagno». Ma allora perché combatte l'omofobia? «Non la temo affatto, la trovo profondamente ingiusta, frutto scontato di molta ignoranza. In caserma cen'è? Non di più che in fabbrica». E quali armi affila per contrastarla?«Parleremo con le istituzioni, chiederemo incontri al ministro dell' Interno,della Difesa, dell' Economia, e al capo dello Stato che è il capo delle forze armate. Proporremo la formazione. Siamo contrari al gay per forza nelle pattuglie, vogliamo che tutti sappiano come prevenire o affrontare un' aggressione omofobica».

Oltre alle critiche Polis Aperta ha già incassato il sostegno di Roberta Pinotti, Ministro ombra della difesa del Pd, e della parlamentare Anna Paola Concia, l'appoggio delle principali associazioni lgbt, da destra Gaylib, da sinistra Arcigay. L'obiettivo è anche quello di essere un punto di riferimento per i tanti omosex in divisa ma ancora silenti. La strategia prevede il lavoro di squadra. Grazie alla rete Europea, Polis aperta si raccorda con le associazioni che lavorano in Olanda, Irlanda, Germania, Belgio, Spagna, Svezia, Finlandia, Francia, RegnoUnito, Austria. Il simposio europeo si terrà a Parigi nel 2010. Ma Cicchitti sogna una sessione straordinaria in Italia nel 2009: «In Italia non ci sono leggi contro le aggressioni omofobiche, la protezione del cittadino è una emergenza». Cicchitti ha 30 anni compiuti da poco e crede in quello che fa, senza troppi impaludamenti. E' schietto, fiducioso. Un omosessuale moderno.

Ma chi è questo omosessuale moderno?

lunedì 15 settembre 2008

Rotondi Incontra Zan

ROTONDI STUDIA I PACS PADOVANI

Il ministro incontra Zan
domenica 14 settembre 2008 ,
da
Il Corriere del Veneto


PADOVA — I Pacs «alla padovana» potrebbero essere presto presi a modello dal Governo per regolamentare le unioni di fatto a livello nazionale. Ad annunciarlo ieri mattina a Padova è stato il ministro per l'attuazione del programma di Governo Gianfranco Rotondi (nella fotografia) intervenendo ad un convegno del centrodestra padovano e veneto dal titolo «Cantiere PdL» promosso dal responsabile regionale del partito della nuova Democrazia cristiana per le autonomie Settimo Gottardo. «Il Governo non ha nel suo programma di realizzare nè i Dico nè qualsiasi altra iniziativa analoga – ha premesso Rotondi - però è un tema che nella società italiana c'è ed alcuni di noi che sono anche ministri ad esempio il ministro Renato Brunetta, stanno avviando un confronto per vedere se oltre la cortina fumogena della scorsa legislatura c'è la condizione per varare una carta dei diritti delle persone conviventi che venga incontro ad alcune esigenze concrete dei cittadini senza con ciò voler fondare un nuovo istituto familiare o sociale». Quindi nessuna idea di nuove famiglie, ma piuttosto il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. «I paletti che differenzieranno le famiglie tradizionali dai conviventi saranno quelli messi dalla nostra Costituzione – ha aggiunto Rotondi - dove è scritto che è la famiglia il cardine della nostra società e quindi non siamo alla ricerca nè di duplicati nè di imitazioni più o meno comiche». A Padova dal 27 gennaio dell'anno scorso il riconoscimento del legame affettivo tra due persone conviventi è già realtà per una cinquantina di coppie: la dichiarazione di coppia anagrafica è stata illustrata al ministro Rotondi dal consigliere comunale e segretario regionale dell'Arcigay Alessandro Zan durante un incontro in Provincia. «Al ministro ho già inviato la delibera del consiglio comunale che ha fatto diventare i Pacs alla padovana realtà – spiega Zan – esprimo il mio plauso per questa apertura del Governo, a patto che non si tratti solo di un annuncio». Secondo Settimo Gottardo però a livello nazionale occorre «uscire dall'ideologia delle coppie gay, che comunque vanno tutelate, come anche quelle di due anziani che convivono senza essere fidanzati, ma per semplice solidarietà. Regolamentare queste situazioni non vuol dire equipararle alle famiglie così come sono individuate dalla Costituzione: formate da un uomo ed una donna, queste sì meritevoli poi degli sgravi fiscali e dell'assistenza dello Stato».

LGBT Politica e Movimento / Politica del Movimento

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