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martedì 22 novembre 2011

Lettera a Monti dalle Associazioni lgbt

Lo scorso15 novembre è stata inviata al Presidente del Consiglio, Sen. Mario Monti, una lettera-appello, firmata da molte Associazioni, nella quale si chiede di considerare tra i temi dell’ emergenza italiana anche il fronte dei diritti civili. La lettera, firmata da Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Luca Coscioni, Arcigay, Associazione Divorzio Breve, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno, Associazione GayLib, Agedo, GayNet, Fondazione Massimo Consoli, Associazione ‘Nuova Proposta, donne e uomini omosessuali cristiani’, Gaynews.it, Psicologia.com, chiede di intervenire sul tema della Riforma del diritto di famiglia, proposta che ha visto coinvolte negli ultimi anni, per la sua preparazione, giuristi, esperti e associazioni italiane, poi pubblicata nel libro ‘Amore Civile’ e depositata in Parlamento come proposta di legge.
Allegati alla lettera sono stati inviati al Presidente del Consiglio il libro ‘Amore civile – dal Diritto della tradizione al Diritto della ragione’ curato dai giuristi Bruno de Filippis e Francesco Bilotta e il testo della proposta di legge n. 3607 ‘Norme Modifiche al codice civile in materia di testamento biologico, di disciplina del diritto di famiglia e della fecondazione assistita, al codice penale in materia di omicidio del consenziente e di atti di violenza o di persecuzione psicologica all’interno della famiglia, nonché al codice di procedura civile in materia di disciplina della domanda di divorzio (presentata il 6 luglio 2010, prima firmataria la deputata Radicale-Pd On. Rita Bernardini.

domenica 13 novembre 2011

Berlusconi si è dimesso... Per Arcigay è merito della Lobby gay

Berlusconi si è dimesso. Fine di un'epoca. Arcigay: anche lobby gay ha scavato fossa

Patané a KlausCondicio: “La dichiarata omofobia del Premier ha avuto rebound internazionale spaventosi condizionando l’immagine dell’Italia"

Domenica 13 Novembre 2011 da Gay News

Roma - “Ben venga la tesi, anche se fortemente esagerata, di oltranzisti cattolici e leghisti che sostengono come le presunte 'lobby' gay abbiano scavato la fossa al governo Berlusconi. E’ vero, a dargli una spallata fondamentale siamo stati anche noi, per esempio con l’ultimo Gay Pride, e con la nostra attività di denuncia italiana e internazionale contro le discriminazioni. Ma sarebbe sbagliato parlare di una nostra vittoria perché lo è di tutta l’Europa civile.” Lo ha dichiarato il Presidente dell’Arcigay Paolo Patanè, ospite del talk show KlausCondicio in onda su YouTube, che ha dedicato la puntata alla fine del governo Berlusconi. “La dichiarata omofobia del Premier ha avuto rebound internazionale spaventosi, condizionandone negativamente l’immagine e gettando sull’Italia un percepito di terribile oscurantismo” ha detto Patané. E alla domanda di Klaus Davi “quanto ha contato l’ostilità dei gay nella fine della sua corsa?” “Molto. Non tanto solo quelle delle associazioni gay, ma di tutte le istituzioni europee e delle democrazie dell’Unione, del Parlamento Europeo che non hanno condiviso l’omofobia spinta di Berlusconi e la sua determinazione a negare i diritti riconosciuti da tutta l’Europa.” Patanè ricorda nel corso della puntata: “mentre Berlusconi si esercitava un machismo da caserma e si distingueva per la sua aperta e violenta misoginia, Merkel nominava ministro degli esteri un gay regolarmente sposato con un uomo, i sindaci gay di Parigi e Berlino venivano riconfermati; Obama si batteva per i gay nell’esercito. Per lui è stato l’inizio della fine…”


Nella foto: Flashmob di Arcigay Pianeta Urano Verona davanti alla Prefettura di Verona, dopo le dichiarazioni omofobe di Berlusconi

domenica 6 novembre 2011

Leghisti come Nazisti...l'Artista crea scalpore

Le similitudini tra Lega Nord e Nazionalsocialismo ci sono tutte e nessuno lo può negare. Non solo nell' ideologia che nonostante qualche differenza, in fondo dice le stesse cose, ma anche nell'autorappresentazione, nella comunicazione, nell'estetica e nell'iconografia. Dal culto della personalità e obbedianza massima verso il "fuhrer" e gerarchi vari, ai loghi-simbolo di partito (entrambi celtici) che evocano le stesse origini di provenienza di un popolo puro e incontaminato. Ha fatto scalpore e creato proteste, un'opera d'arte grafica, esposta all'ultima edizione dell'ART Verona (Salone dell'Arte e delle Gallerie d'Arte)

«Leghisti come i nazisti», bufera sull’opera esposta ad ArtVerona L’autore è Johan Frisò, belga che vive a Brescia. Il titolo? «La storia si ripete». Bragantini: «Un insulto al nostro partito, valuteremo cosa fare

dal corriere.it/verona

VERONA— «E la storia si ripete ». Sotto il titolo, una fotografia su alluminio alta un metro e mezzo con tre immagini : quella di un raduno nazista, quella di un raduno fascista, quella di un raduno leghista. In realtà la medesima rappresentazione, usata tre volte, un’assise con fior fiore di saluto romano collettivo. Alle pareti la prima volta svastiche, la seconda aquile di mussoliniana memoria, la terza il sole delle alpi. Rigorosamente in verde. E’ questa l’opera che campeggia fra le sale di ArtVerona, arrivata proprio in una delle città più leghiste (e di una Lega emotivamente suscettibile, in questo momento) d’Italia. Autore dell’irriverente trilogia temporal-politica è un certo Johan Frisò, cinquantenne belga trapiantato a Brescia e non nuovo a «soggetti leghisti» di certo da lui non venerati o trattati con i guanti. Nella sua mini biografia, che si apre a cassetto dal suo sito, d’altra parte, si legge: «Il ragazzo più cattivo della "Generazione Sensation", decisamente il più provocatorio e dirompente artista che sconvolge la critica dei nostalgici sulle sue opere, con aggettivi come: spiacevoli, trasgressive, scioccanti, assurde, sgradevoli, volgari, repellenti, antiestetiche, distruttive, vomitevoli, orrende, blasfeme, di cattivo gusto ». E ancora: «Nei suoi lavori non ammette il compromesso - si legge -: li realizza basandosi sulla propria visione della cruda realtà della nostra società capitalista». Come dire: qualche arrabbiatura l’ha già creata di sicuro qua e là, con le sue opere in tournée, di volta in volta, nelle zone «offese» dalla sua espressione forte. A confermarlo Matteo Bragantini, parlamentare veronese del Carroccio ed ex segretario locale del partito che ieri sera ha potuto vedere una foto dell’opera. «Un conto è la libertà di pensiero e di espressione, anche provocatoria, a cui ha diritto un artista, ci mancherebbe - spiega -, un altro conto è esternare un insulto come questo ad un movimento solidale come il nostro e che da sempre è stato per la libertà di tutti. Lo ripeto: questo è un insulto che non ammettiamo. Ora valuteremo cosa fare». Non solo: « Non capisco che messaggio abbia voluto dare l’artista, non lo capisco proprio - prosegue Bragantini -. Se qualcuno ha una critica da fare, anche politica, a qualcuno o a qualche partito o movimento, la esterni a quel soggetto, non lo metta in relazione ad altri eventi o soggetti così negativi che nulla hanno a che fare con la realtà in questione. Non si possono assolutamente accostare due cose come il nazismo e il fascismo ad un movimento come la Lega Nord, scherziamo?». Per il parlamentare veronese, poi, «sarebbe stato più «comprensibile, al limite, associare l’Armata Rossa al Partito comunista». Silvia Maria Dubois

mercoledì 26 ottobre 2011

Attacco a SEL e ad Alessandro Zan da Gay.tv: Diritti al ribasso

Gabriele Strazio (autore con Matteo Winkler del libro "L'abominevole diritto - Gay e lesbiche, giudici e legislatori") attacca su GAY.TV (uno fra i maggiori portali web d'informazione e socialità gay italiano ) con un pesante articolo Alessandro Zan, Responsabile Diritti Civili di Sinistra Ecologia e Libertà (Sel) e Assessore nel Comune di Padova.Secondo Strazio, nel partito di Vendola e Zan si gioca al ribasso, stralciando dall'agenda il "Matrimonio Gay" e parlando solo di Unioni Civili come ai tempi di Prodi.
C'è chi da tempo pensa che Vendola strizzi l'occhio ad un certo elettorato cattolico non certo integralista, ma che sentirebbe qualche mal di pancia nel votare un programma troppo "Massimalista" sui Diritti Civili.

Fra botte e risposte, il dibattito si è acceso su blog, portali e social network.
:: Matrimonio gay: Vendola gioca al ribasso. Di Gabriele Strazio su GAY.TV

:: Diritti civili, le nostre proposte - di Alessandro Zan sul sito ufficiale di SINISTRA ECOLOGIA E  LIBERTA' (SEL)


:: Esponente gay di Sel come Vendola: "Nozze gay? Meglio di no" - su Gay.it

:: Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso è riformismo sinceroPaolo Patanè - Presidente di Arcigay su Arcigay.it

E voi come la pensate?
Lasciateci un commento sul nostro blog LGBT Politica e Movimento

giovedì 13 ottobre 2011

Spagna: La comunità lgbt teme la vittoria della destra

La più che probabile vittoria della destra in spagna dopo otto anni di governo socialista, preoccupa molto la comunità e le associazioni lgbt spagnole, che vedono minacciata la legge sui matrimoni gay e altre importanti conquiste laiche. La Chiesa Cattolica, che in Spagna è ancora potentissima non ha mai mollato la presa contro una legge definita "contronatura" e "anticristiana", e adesso potrebbe chiedere il conto al Partido Popular*, chiedendone addirittura la cancellazione.
A causa della forte disoccupazione ( più del 20%) e della crisi economica che colpisce pesantemente anche la Spagna, le sinistre hanno già subito una pesante sconfitta alle ultime elezioni amministrative, cedendo alle destre importanti baluardi storici come Barcellona e Siviglia e ora sono ampiamente sfavorite per le imminenti politiche.
La chiesa cattolica, che di fatto è un partito politico di destra (come in Italia), alle nuove amministrazioni conquistate dalla destra, sta chiedendo senza mezzi termini, la cancellazione di sostegni, patrocini o delibere in favore della comunità lgbt e ddi tutti gli eventi da questa organizzati; Pride compresi.
In seguito a questo palpabile timore della Comunità Lgbt spagnola, c'è stato un boom (registrato da sondaggi) nella richiesta di matrimonio prima dell'arrivo della destra alla Moncloa.

Spagna: possibile vittoria del PP alle elezioni? Omosessuali in fila per sposarsi
Il timore che una vittoria del partito popolare di Mariano Rajoy alle elezioni del 20 novembre possa rimettere in discussione la legge sui matrimoni gay del 2005, fa correre ai ripari
Fonte (Ansa)
Giovedì 13 Ottobre 2011


Madrid - Non siamo proprio al 'si salvi chi puo'', ma nella comunita' omosessuale spagnola il timore che una vittoria del partito popolare di Mariano Rajoy alle elezioni del 20 novembre possa rimettere in discussione la legge sui matrimoni gay del 2005, ha fatto scattare la corsa a presentarsi davanti al sindaco. La stampa spagnola riferisce che certamente al boom di unioni tra gay contribuiscono i sondaggi, che danno Rajoy ultrafavorito con 16 punti di vantaggio sul rivale socialista Alfredo Rubalcaba, l'erede di Zapatero. La legge del 2005, voluta dal governo socialista di Zapatero, votata da Psoe e sinistre, era stata approvata fra le dure critiche della Chiesa cattolica e con il voto contrario del Partido Popular di Rajoy, che aveva poi presentato un ricorso contro la nuova normativa alla Corte costituzionale. La consulta ancora non si e' pronunciata.

E cosi, prima del temuto arrivo alla Moncloa di Rajoy, i difensori della legge si sono mobilitati. Il sindaco socialista di Jun, un comune vicino a Granada, ha riferito Publico, si e' perfino offerto di celebrare matrimoni a catena per le coppie gay che incontri difficolta' a ottenere in fretta i documenti necessari in altri comuni spagnoli, magari targati Pp. ''Se conoscete una coppia gay che voglia sposarsi prima del 20 novembre e che abbia problemi con il suo comune, ci penso io'' ha annunciato su twitter il sindaco Jose' Antonio Rodriguez. Naturalmente l'invito non e' caduto nel vuoto. Le richieste presentate nella cittadina andalusa da coppie gay candidate al matrimonio sono state sette volte superiori all'anno scorso.

''In cinque giorni posso sposare chiunque'' promette il sindaco, che afferma inoltre di poter fare tutte le carte con internet. Interrogato venerdi su che cosa fara' il Pp sul tema dei matrimoni gay se vincera' Rajoy non si e' sbilanciato. ''Aspetteremo la sentenza del tribunale costituzionale, ascolteremo tutti - ha detto diplomatico - e decideremo''. Dal 2006 nel paese sono stati celebrati 23mila matrimoni gay. Secondo il presidente della influente - sotto il zapaterismo - Federazione Statale Lesbiche, Gays, Transessuali e Bisessuali (Felgtb) Toni Poveda, le consulenze chieste da coppie che intendono sposarsi sono aumentate del 40% negli ultimi tempi a causa della ''incertezza'' creata dalla ''ambiguita''' del Pp. ''Rajoy, si e' lamentato Poveda, dice che ascoltera' tutti, pero' non ci riceve!''. (di Francesco Cerri)

sabato 10 settembre 2011

Stop al Porcellum

Stop al Porcellum, obiettivo 500mila firme per il referendum
La raccolta delle firme per votare l'abrogazione dell'attuale legge elettorale entra nella fase decisiva. C'è tempo fino al 30 settembre per firmare
ROMA. Un referendum per spazzare via il Porcellum. La raccolta delle firme per votare l'abrogazione dell'attuale legge elettorale entra nella fase decisiva. Il termine per depositare in Corte di Cassazione le necessarie 500mila firme è fissato al 30 settembre. Tre settimane, quindi, in cui i comitati promotori, i partiti che aderiscono (Idv, Sel, Partito Liberale, Unione Popolare e il Pd anche se con qualche cronica indecisione), invaderanno le piazze di tutte le città con i banchetti per raccogliere le sottoscrizioni dei cittadini. Arturo Parisi e Andrea Morrone, promotori principali, mostrano ottimismo: «Sono già state raccolte centinaia di migliaia di firme» dicono. La mobilitazione intanto cresce ora dopo ora, con l'adesione di politici del centrosinistra, ma anche del Terzo Polo, che ha posizioni diverse al suo interno, ma non pone vincoli. E Futuro e Libertà in questi giorni a Mirabello ha aperto le porte ai banchetti per la raccolta delle firme. Lo stesso ha fatto il Pd all'interno dei suoi spazi, malgrado il segretario Bersani non firmi, spiegando che «le iniziative referendarie sono dei movimenti, e i partiti non devono metterci il cappello». Scatenato da tempo l'Idv invece, con Antonio Di Pietro che avverte: «Abbiamo già raccolto 160mila firme».

Insomma, il tempo stringe, ma l'operazione sembra ben avviata per raggiungere il «primo» quorum. Gli stessi partiti che nel 2005 votarono per il Porcellum sono quelli che fanno muro contro la consultazione. Così come, in Parlamento, Pdl e Lega hanno ignorato le proposte di legge presentate dalle opposizioni.

Porcellum da porcata, terminologia che dà un quadro di come questa legge elettorale piaccia a pochi. Molto al Pdl, che l'ha voluta a tutti i costi nel 2005 quando Berlusconi, a pochi mesi dalle elezioni, minacciò persino la crisi di governo se non si fosse fatta. Calderoli si mise al lavoro, la legge arrivò e fu votata dal centrodestra, Udc compreso che era in maggioranza. «La legge c'è, ma è una porcata» sibilò il ministro della Lega, e fu il politologo Giovanni Sartori a coniare il Porcellum. Ora i referendari vogliono tornare alla legge che porta la firma dell'ex ministro Sergio Mattarella. E per il Mattarellum anche il recalcitrante Pd alla fine sta aderendo, pur se in ordine sparso. Detto di Bersani, hanno firmato Prodi, Veltroni, Bindi, Chiti, Fassino, Franceschini. Insomma, lo stato maggiore del partito si è mosso negli ultimi giorni, per la gioia di Parisi che dopo qualche tensione con la segreteria ha ringraziato pubblicamente.


Ma cosa cambierebbe? Oggi l'elettore si limita a votare solo per liste di candidati (liste bloccate) senza poter indicare preferenze. L'elezione dei parlamentari dipende quindi solo dalle scelte dei partiti. Viene garantito un minimo di 340 seggi alla Camera alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti: il famigerato premio di maggioranza. Al Senato il premio di maggioranza è invece su base regionale. Sbarramento alla Camera per le coalizioni al 10%, al 4% per le singole liste. Nelle coalizioni programma e leader devono essere unici.

Il Mattarellum prevede invece maggioritario a turno unico, il voto su due schede per la Camera e una per il Senato, con la parte proporzionale (25%) alla Camera espressa nella seconda scheda. Territorio nazionale diviso in 475 collegi uninominali per la Camera, e 232 per il Senato e l'elezione del parlamentare (a maggioranza relativa sugli altri) semplicemente in base a un sistema maggioritario a turno unico. 155 seggi alla Camera assegnati quindi con il voto proporzionale (la seconda scheda), e al Senato 83 seggi proporzionali su base regionale.

Firme permettendo dunque, l'appuntamento contro il Porcellum sarà, con tutta probabilità, per la prossima primavera.


www.referendumelettorale.org

domenica 21 agosto 2011

Massimo Bitonci (Lega Nord): Si alle Unioni Gay

Il leghista Massimo Bitonci, sindaco e deputato: 'Sì alle unioni gay'

Massimo Bitonci, deputato e sindaco di Cittadella, incalzato dal conduttore di Klauscondicio, Klaus Davi si dichiara favorevole alla unioni tra persone dello stesso sesso

Padova - Sì alle unioni omosessuali, le Lega Nord “dura e pura” rompe un tabu’ per bocca di uno dei suoi esponenti di spicco nel Veneto. Massimo Bitonci, deputato e sindaco di Cittadella, incalzato dal conduttore di Klauscondicio, Klaus Davi si dichiara favorevole alla unioni tra persone dello stesso sesso: “Conosco molte persone gay e con loro ho sempre avuto degli ottimi rapporti, non sono certo contrario alle unioni omosessuali, solo un razzista potrebbe esserlo” “non mi interessa se una persona e’ gay o meno, io tratto tutte le persone allo stesso modo, indipendentemente dal fatto che siano omosessuali o no” e poi aggiunge: “Se qualche gruppo politico dovesse proporre una regolamentazione delle unioni civili dei gay io sicuramente non voterei contrario anche se questa non e’ una priorita’ della Lega”.

Fonte: Gaynews

sabato 20 agosto 2011

Matrimonio Concia, attacco alla deputata dal Pd vicentino


Un esponente del PD vicentino chiede alla deputata del suo partito Paola Concia di "smetterla di fare leggi ad personam adesso che ha coronato il suo sogno d'amore" con la compagna Ricarda.

Ennesimo attacco a Paola e Ricarda Concia (così si chiama adesso Ricarda Trautmann dopo l'unione a Francoforte con l'onorevole del Pd) ma questa volta la sparata arriva direttamente dal partito della deputata. In una mail inviata a dirigenti del Pd e di altri partiti nonchè ai giornalisti, l'esponente locale del Partito Democratico di Vicenza, Luciano Parolin, ha scritto: «L'onorevole del Pd Paola Concia si è sposata a Francoforte. Fiori d'arancio eccetera. Adesso che ha coronato il sogno d'amore, speriamo la smetta di presentare disegni di legge ad personam (a nome del Pd) in difesa di non so quali diritti negati. Domanda seria: è questa la famiglia che (tutti) si vogliono formare? Sono queste le famiglie che si devono sostenere? Il Pd quando la smette di appoggiare proposte in difesa delle lobby omosessuali che accampano diritti di "sostegno"?».

Inutile dire che il 70enne esponente del Pd vicentino si è attirato addosso qualche polemica (il presidente del consiglio comunale ha definito il suo intervrnto "sconcertante"), ma anche la solidarietà di qualche destinario di quella missiva. I quotidiani locali, inoltre, fanno notare come Parolin sia stato sconfitto alle ultime elezioni da un rappresentante di una locale associazione gay, Enrico Peroni, 24 anni.

Dal canto suo, la diretta interessata preferisce usare l'ironia su Facebook: "Un tale Parolin del PD di Vicenza, commentando negativamente il mio matrimonio, mi ha paragonata a Berlusconi chiedendomi di smettere di fare leggi ad personam a nome del PD. Ahahahahahha un mito...Gli ha risposto il Presidente del Consiglio Comunale Poletto (PD) bravissimo..buon ferragosto Parolin!!!".

Fonte: gay.it

venerdì 19 agosto 2011

Matrimonio Concia: Santanchè si vergogni! Attacco di Mancuso

“Mancava proprio il commento della Santanché, inutile sottosegretario di un Governo che protegge le caste politiche ed economiche e stanga i poveracci, sul matrimonio di Paola e Ricarda”: così Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, commenta le affermazioni di Daniela Santanché sulle nozze, in Germania, tra la deputata del Pd Paola Concia e la sua compagna. “Questa paladina dei valori morali e della famiglia tradizionale, appartenente a una masnada di politici ipocriti, separati, divorziati, tra cui molti di giorno eterosessuali e di notte frequentanti i più clandestini luoghi della più varia sessualità- prosegue Mancuso – si permette, con il cattivo gusto che la contraddistingue, di fornire giudizi sul bellissimo, normale, commovente matrimonio tedesco dell’onorevole Paola Concia. Provo una certa inquietudine per tutti i supposti amici gay della Santanché, che sarebbero infastiditi per quello che in tutta Europa é sancito come un diritto: poter acquisire diritti e doveri per un rapporto stabile omosessuale”. “Se la Santanché, provasse un minimo di ritegno,dovrebbe vergognarsi di aver paragonato il matrimonio di Paola e Ricarda a una baracconata, condizione di cui sicuramente il sottosegretario ha una grande dimestichezza”
conclude Mancuso.

venerdì 5 agosto 2011

Strage di Utoya: ignorata coppia di eroine lesbiche

I media tacciono sulla coppia di eroine lesbiche
C’è una discriminazione anche nell’eroicità? Può la vita sessuale rendere vani tutti gli altri aspetti dell’esistenza? Una brava persona omosessuale non è uguale ad una eterosessuale? da Gaynews

Roma - (Donna10.it) - La Strage di Utoya, il folle proposito estremista di Breivik; un gesto d’odio e dettato da ideali malati è diventato anche teatro di gesti eroici da parte di civili che hanno fatto il possibile per salvare gli adolescenti in fuga dall’isolotto norvegese, terrorizzato dagli spari del terrorista. E’ bello ricordare come, in situazioni di panico generale ed allarme alle stelle, la popolazione sia la prima a mostrare solidarietà ed a sentire il bisogno di salvare quante più vite possibile. Ma, a volte, l’informazione compie delle discriminazioni insensate ed ingiuste che non rendono giustizia ad alcune di queste persone straordinarie. E, purtroppo, ciò è accaduto anche per Utoya.

Si è parlato del tedesco Marcel Gleffe che, al timone della propria barca, è corso a dare soccorso alle vittime non appena ha udito gli spari. La BBC ha accennato all’eroe di nome Helge che ha tratto in salvo sulla propria imbarcazione cinque giovani, tra cui uno gravemente ferito. Il web, poi, ha giustamente esaltato Otto Loevik che ha recuperato 50 giovani dal teatro di morte, proprio nel momento massimo di follia di Breivik; le sue scelte sono state immediate ed immaginatevi il conflitto interiore di dover scegliere chi salvare e chi, purtroppo, lasciare al suo destino. Gli eroi da applaudire con ammirazione non sono, però, terminati. Avete mai sentito parlare di Toril Hansen e Hege Dalen? Probabilmente no, vero? Eppure anche loro sono eroine come gli altri!

Allora, dobbiamo formulare il retropensiero per il quale non ne abbiamo avuto contezza perchè sono una coppia omosessuale? Visto che anche le due donne hanno tratto in salvo 40 giovani dalla riva di Utoya, non troviamo altra spiegazione al silenzio dei media riguardo il loro gesto straordinario. Menomale che la Norvegia era tollerante! Ne hanno parlato, per onore di cronaca, solo un giornale finlandese, blog specializzati sul web e moltissime persone su Twitter. Come spesso accade, sono i Social Network a lanciare le notizie migliori e spesso ignorate dalla stampa tradizionale!

Il blog Talk About Equality si chiede come mai il gesto eroico di una coppia di donne omosessuali sia stato taciuto anche dai cosiddetti “squali” di storie di questo genere. In questo caso, nessuna caccia alla notizia. Meglio ignorarla… E che vergogna, aggiungiamo noi! Il problema, probabilmente, è alla “fonte”, in tutti i sensi. Deve esserci stata una lacuna voluta ed iniziale, nelle prime ore in cui i giornali locali raccoglievano testimonianze e facevano stime. Probabilmente, queste sorgenti, preziose poi per i resoconti di tutti i più importanti tabloid, avevano dei pregiudizi che ne hanno inficiato l’obiettività.

Noi, prima di gridare all’ennesimo caso di omofobia, vogliamo ipotizzare che la coppia, magari, nel caos generale del momento, non sia venuta a contatto con alcun giornalista. Ma se un cronista avesse raccolto la testimonianza e volutamente non l’avesse pubblicata nel proprio giornale o blog, allora il discorso sarebbe grave e da denunciare. C’è una discriminazione anche nell’eroicità? Può la vita sessuale rendere vani tutti gli altri aspetti dell’esistenza? Una brava persona omosessuale non è uguale ad una eterosessuale? Siamo ancora a questo bigottismo?

E’ il The Telegraph ad onorare, finalmente, le due eroine ed a denunciare il silenzio passato dei media. Noi accogliamo il suo appello e le onoriamo in Italia. Gli eroi non hanno sesso, cultura, nazionalità… Gli eroi sono anime straordinarie che non restano a guardare la morte dell’altro…

sabato 30 luglio 2011

SEL contro l'omofobia

Italia Si all’Omofobia

giovedì 28 luglio 2011
di Salvatore Savastano
su www.sinistraecologialiberta.it

Fermata alla Camera la proposta di legge per inserire l’aggravante di omofobia nei reati penali. L’aula di Montecitorio ha approvato le pregiudiziali di costituzionalità che “affossano” il disegno di legge, sostenuto con forza dalla deputata del Pd Anna Paola Concia, che da anni si batte per i diritti degli omosessuali. Con Pdl, Lega ed ex responsabili ha votato l’Udc, che aveva presentato una delle pregiudiziali. Mentre hanno votato contro gli altri partiti di opposizione (Pd, Idv, Fli e Api). Il risultato che ha sancito l’incostituzionalità della proposta ha visto 293 voti favorevoli alle pregiudiziali, 250 contrari e 21 astenuti

L’omofobia – ma anche i razzismi, l’antisemitismo e la misoginia – scaturisce da molte fonti tossiche. Fra queste ve ne è una in particolare che accomuna le forme del pregiudizio, dell’intolleranza e dell’odio. La pretesa da parte di individui o di gruppi organizzati di auto-investirsi del titolo di parametro del bene e del giusto. Costoro, sulla base di una “verità” auto-certificata si arrogano il diritto di esprimere giudizi e normative nei confronti di altri esseri umani dichiarati a loro parere colpevolmente o patologicamente devianti e, nel migliore dei casi, dotati di un livello inferiore di dignità e di diritto quindi meno uguali.

Questa forma di pensiero ancora diffusa fonda la propria legittimità sulla perversa idea che la categoria della maggioranza detenga non solo il parametro della norma, ma anche la ragione assoluta. I principi fondanti della democrazia contenuti nelle grandi Carte Costituzionali hanno demolito questa ideologia del privilegio e della disuguaglianza garantendo la pienezza della dignità e del godimento di uguali diritti anche alle minoranze.

La sottocultura dell’intolleranza e della discriminazione continua tuttavia ad esserci in forme più o meno sfumate anche nelle società democratiche, in particolare nella nostra che rivela sempre più allarmanti segni di regressione reazionaria. Una delle ultime forme camuffate di intolleranza su base religiosa è la pretesa di usare come “instrumentum” regni propri “valori non negoziabili” come se fossero di indiscutibile validità universale. È ora di smascherare questo ennesimo travestimento dell’intolleranza per mezzo di una semplice evidenza: i valori non negoziabili di certi credenti non sono tali per i non credenti, né per tutti i credenti. C’è un solo valore non negoziabile che garantisce quelli di tutti gli esseri umani, si chiama uguaglianza.

Guardando la ”mappa arcobaleno” dell’Europa, cartina che indica la condizione dei diritti omosessuali nell’Unione Europea, pubblicata dall’associazione ILGA ( International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) in occasione della giornata contro l’omofobia, l’Italia è riportata in grigio, in mezzo ad un’Europa sgargiante di colori di ogni tonalità dal matrimonio ai Pacs, assieme a Romania e Grecia, unici altri paesi dell’unione a non aver alcun tipo di legge che tuteli le coppie gay.

Sicuramente il grigio rende idealmente la condizione attuale del nostro amato Paese, quel retrogusto di muffa e stantio che aleggia sulle nostre teste da un po’ di tempo a questa parte. Questa sensazione di calma piatta di facciata mentre sappiamo tutti che la nazione è in tumulto in attesa di cambiamenti.

Considerato anche il recente aumento dei crimini basati sull’intolleranza nei confronti delle persone LGBT, ultimamente anche Amnesty International ha sottolineato che «le autorità italiane dovrebbero contrastare con maggiore decisione gli atteggiamenti omofobi in modo da garantire una maggiore sicurezza delle persone LGBT» (Rapporto Annuale 2010). E cosa si fa in Parlamento? Si gioca con la vita delle persone, adducendo “pregiudiziali di costituzionalità” pretestuose: fittizie perché frutto di vieti pregiudizi che si basano su usanze discriminatorie, solitamente di origine religiosa.

C’è chi afferma che i termini “orientamento sessuale”, “omofobia”, “transfobia” non sono chiaramente definiti e definibili e che dunque ciò che a essi si riferisce (quindi anche i reati correlati) non è di facile identificazione. Nella letteratura scientifica tutti i concetti sono stati precisamente perimetrati: per esempio, non c’è la possibilità di confondere l’“orientamento sessuale” con fenomeni di tipo totalmente diverso, come pedofilia, zoofilia, necrofilia, poligamia, incesto ecc. Chi, invece, produce tale confusione concettuale e terminologica ha come obiettivo solo quello di procacciarsi un corrivo consenso facendosi portabandiera di principi che perpetuano ideologie che incentivano la segregazione.

E c’è anche chi sostiene che indicare una categoria specifica di persone da proteggere va contro l’articolo 3 della Costituzione, ma è proprio questo articolo a essere, invece, la base di partenza per l’eliminazione di ogni discriminazione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Il dibattito è già stato affrontato in fase di discussione della legge Mancino, che ingloba tra i motivi di odio e violenza la razza, l’etnia, la nazione, la religione e che basterebbe integrare con il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale: non accettare tale prospettiva equivale a dire che è discriminatorio prevedere specifiche sanzioni per chi attacca, per esempio, un rom in quanto rom, un canadese in quanto canadese, un ebreo in quanto ebreo, un cattolico in quanto cattolico ecc. Per questo motivo, la proposta di legge n. 2802 in questione appare un poco zoppa, visto che tratta solo dei delitti non colposi e non include anche l’incitamento e la provocazione all’odio e alla violenza: non è sufficiente, però è un passo in avanti.

In Italia, oggi, anche per l’estenuante non-dibattito, visto che gli slogan retrivi si sprecano, non includere il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale tra i motivi di odio e violenza in una legge relativa a determinate aggravanti significa dare un messaggio forte e chiaro a tutti: «L’omofobia e la transfobia non sono reati, quindi procedete pure indisturbati!»: siamo di fronte all’omofobia e alla transfobia di Stato. Così chi vota contro una legge anti-omofobia/transfobia esprime e avalla l’omofobia e la transfobia stesse, sentendosi già di per sé scagionato da ogni possibile reato che potrebbe commettere, per esempio, anche nel solo invocare «forni crematori per i culattoni» o anche nel semplice insinuare o affermare esplicitamente che le persone LGBT sono malate in quanto LGBT: invece, con l’approvazione di una legge anti-omofobia/transfobia, viene meno tutto il progetto politico di molti avventurosi (e avventati) rampichini.

Un moderno Stato democratico, per definirsi tale, non solo approva una legge anti-omofobia/transfobia, ma anche norme che regolino tutte le coppie in modo uguale, indistintamente rispetto anche al genere, all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Ciò significa procedere in modo deciso verso la definizione di diritti civili per tutti, cioè dei matrimoni e delle unioni civili sia per gli eterosessuali sia per gli omo-/bi-/trans-sessuali. Anche qui la Costituzione non oppone ostacoli di alcun tipo, poiché – contrariamente ai proclami di alcuni politici – non vi è scritto che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. La formulazione dell’articolo 29 non impedisce affatto un processo di inclusione della molteplicità delle formazioni familiari: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E mediante l’articolo 2, «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Il benessere dell’individuo e della coppia partecipa al benessere della collettività; la sua instabilità, al contrario, rende vacillante anche la struttura sociale complessiva.

Abbiamo altri problemi ora? L’economia, i debiti, la crisi? Secondo alcuni la legge anti-omofobia/transfobia, le unioni civili e i matrimoni anche per le persone LGBT non sono delle priorità rispetto a altre problematiche. A costoro si può rispondere che anche su questo piano si gioca la tenuta del modello democratico di un paese: l’inclusione e la laicità sono fondamentali, quindi sono prioritarie, almeno quanto altri principi di base. Cosi, mentre in altri Stati europei e extra-europei l’ampliamento dei diritti civili alle persone LGBT è globale, in Italia manca persino una minima legge anti-omofobia/transfobia e ci sono ancora ministri che se la prendono con una pubblicità in cui due uomini o due donne si tengono per mano e ministri che affermano che per un bambino è meglio crescere orfano piuttosto che essere adottato da due uomini o due donne: questi politici non smettono mai di ricercare il fantomatico voto cattolico, senza rendersi conto che la società si sta evolvendo, è divenuta più laica e che quindi ha bisogno di progettualità nuove.

E’ ora di muoversi, di creare un movimento di “Liberazione per i Diritti” fatto non solo da Gay,Lesbiche e Trans, ma soprattutto da Eterosessuali, coinvolgendo associazioni, movimenti, semplici cittadini e partiti politici perché non possiamo più aspettare, ed è necessaria una posizione chiara e netta di quella politica che da anni con le parole è stata sempre vicina al movimento omosessuale ma nei fatti quasi sempre assente, i Diritti Civili devono essere considerati alla pari dei Diritti Sociali e tutte quelle forze che non si riconoscono nelle politiche omofobe di questo Governo ora devono schierarsi apertamente non solo contro l’Omofobia ma anche per il riconoscimento dei Matrimoni Omosessuali e delle Unioni Civili.

Sinistra Ecologia Libertà può e deve essere promotrice di questo cambiamento, il nostro Manifesto approvato nel congresso fondativo parla chiaro “Parità di Diritti” , è ora di avere il coraggio di cambiare l’Italia.

Mobilitiamoci in tutti i territori, parliamo alle persone, raccogliamo adesioni, cerchiamo di creare un movimento ampio,partecipato il più aperto possibile, è ora di superare il concetto di “ghettizzazione” che per anni ha separato la vita degli omosessuali da quella degli eterosessuali e viceversa , anche gli omosessuali italiani devono avere più coraggio è il momento di “dichiararsi” e di “esporsi” pubblicamente, questo permetterà un confronto più aperto con la nostra società.

E’ ora di cambiare l’Italia, forza, dobbiamo avere il coraggio di cambiarla!

Salvatore Savastano

martedì 26 luglio 2011

Omofobia, l'ira delle associazioni - Omofobia, l'ira delle associazioni

Omofobia, l'ira delle associazioni
"In Italia emergenza democratica"
da Repubblica

La Camera approva le pregiudiziali di costituzionalità sulla norma sui gay. Le lacrime di Paola Concia. Mancuso (Equality Italia): "Pubblicheremo una lista di cento politici gay omofobi". Circolo Mario Mieli: "Parlamento schierato con i violenti". Appello alla Carfagna: "Presenti una proposta di legge più forte e non boicottabile"
di MARCO PASQUA


ROMA - Un "via libera all'omofobia" da parte di un Parlamento in cui "risultano maggioritarie le teorie aberranti del Ku Klux Klan, dei peggiori gruppi dell'estrema destra violenta europea". Le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali italiani, dopo la prima bocciatura della legge, nell'ottobre del 2009, erano realisticamente consapevoli che il voto di oggi, alla Camera, avrebbe nuovamente dato il via libera alle pregiudiziali di costituzionalità 1. E poco importa se ieri, attraverso il profilo Facebook di Paola Concia e di alcuni blog Glbt, sia stato fatto partire un mail bombing ai deputati in vista del voto odierno. Voto che ha subito numerosi rinvii, ma il cui esito era già segnato.

VIDEO La protesta davanti a Montecitorio 2

"Ce lo aspettavamo - dice Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia 3 - ciò non toglie che esso rappresenti la vittoria della parte più razzista, omofoba ed escludente della politica italiana". Mancuso, che la scorsa settimana aveva promesso, in caso di bocciatura della legge, di rendere nota una lista di cento politici gay omofobi, conferma di voler mettere in atto questa eclatante azione di

protesta: "Acquisirò l'elenco di tutti i deputati che hanno votato contro la legge. Definirò i siti italiani ed esteri che aderiscono alla mia campagna. Infine, pubblicherò le foto e i profili", promette. Ancora da definire il giorno esatto, mentre la sua associazione si sta consultando con alcuni legali, anche americani.

Il circolo Mario Mieli 4, attraverso la presidente Rossana Praitano, denuncia che chi ha affossato la legge "si è schierato accanto a coloro che minacciano e aggrediscono gay, lesbiche e transessuali. Vi riterremo moralmente responsabili della prossima vittima di vessazioni ed aggressioni, perché, a differenza di quasi tutti i paesi europei, il Parlamento italiano non ha voluto scientemente una legge contro l'omofobia". La rabbia degli omosessuali arriva fino alla pagina Facebook di Paola Concia, la deputata che, da oltre mille giorni (come ricorda il contatore sul suo sito), si è battuta per l'approvazione di questa legge. Tanti commentatori esortano la deputata ad andare avanti col suo lavoro, altri propongono di organizzare una protesta contro quel Parlamento che si è opposto, di fatto, all'ingresso dell'Italia in nell'Europa dei Paesi che tutelano i diritti delle persone omosessuali.

Un "no", quello della Camera, che rappresenta un "oltraggio di una maggioranza fatta da uomini mediocri e di bassissimo profilo" per Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay 5: "Denunciamo all'Europa e al mondo civile che in Italia esiste un'autentica emergenza democratica e che in questo Paese una legge che tuteli le vittime dell'omofobia è definita dal Parlamento incostituzionale, mentre esponenti di primo piano di questa stessa maggioranza definiscono giuste e condivisibili le idee del mostro Breivik 6, l'assassino di Utoya", attacca il leader dell'associazione. Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center 7, promette battaglia: "La comunità lesbica, gay e trans risponderà non ammainando le bandiere e, in occasione delle prossime elezioni politiche, lavoreremo per un vero e proprio boicottaggio di quei parlamentari che hanno votato a favore delle pregiudiziali di costituzionalità". "Il rischio concreto per chi, come noi, opera attivamente contro l'omofobia sui territori e nelle città - avverte il leader di Gay Center - in particolare nelle grandi aree metropolitane, è che questa decisione possa passare nell'opinione pubblica come una resa della politica di fronte a fenomeni violenti e discriminatori come l'omofobia che, invece, hanno bisogno della massima attenzione e di decisioni politiche concrete che non isolino e lascino soli anche i sindaci, gli amministratori locali e le associazioni impegnate sul territorio".

Delusione e sconforto anche da parte di Enrico Oliari, presidente di GayLib 8, associazione di gay vicini al centrodestra: "Nessuna sorpresa. È prevalsa una vergognosa fermezza su posizioni illogiche quanto veteroideologiche che vedono riunita la ex maggioranza di centrodestra di Pdl e Lega, divisa su tutto, con l'ausilio degli ex alleati clericali dell'Udc". Al ministro Mara Carfagna, l'associazione propone uno "scatto di reni", che la porti a presentare "una proposta di legge più forte e complessa che tuteli pienamente le unioni gay, non solo contro l'omofobia, come ha chiesto la Corte Costituzionale con la storica sentenza dello scorso anno. Cosicché nessuna pregiudiziale di costituzionalità possa essere più mossa e anche le coppie omoaffettive, ad oggi prive di diritti e sicurezza, possano vivere in un Paese migliore". "Siamo offesi e disgustati da un Parlamento capace solo di bocciare ogni pur minima proposta su questa materia, e stupisce che i deputati che hanno cancellato questo tentativo non siano altrettanto solerti nel colmare il vuoto normativo nella direzione da essi auspicata, ovvero nella direzione dell'approvazione di una norma più generale contro i reati d'odio", dice Sergio Rovasio, dell'Associazione radicale Certi diritti 9. Una rabbia che, nel caso della Concia, si è tramutata in lacrime, quando ha lasciato l'aula. Oltre alla solidarietà dei colleghi di partito, la parlamentare lesbica ha ricevuto diverse telefonate da parte di deputati Verdi tedeschi e francesi, che hanno manifestato tutto il loro disappunto per questa nuova bocciatura.

sabato 23 luglio 2011

Aurelio Mancuso: Presto lista di politici gay e omofobi

«Presto una lista dei politici gay
omofobi. Molti di Lega e Pdl»

«Pdl e Lega sono covi di politici che fanno sesso con gay e trans. Ne abbiamo le prove attraverso la nostra rete capillare di informazione. Abbiamo testimonianze e persone che hanno visto direttamente questi politici praticare sesso con gay e con trans di notte e poi di giorno attaccano gay e lesbiche e osteggiano la legge contro l'omofobia.» Lo ha rivelato Aurelio Mancuso, per molti anni presidente dell'Arcigay e ora a capo della associazione Equality, nel corso del programma televisivo KlausCondicio.

Mancuso ha tenuto a precisare: «Sia chiaro che non intendiamo praticare la delazione né sputtanare nessuno. Ma costringeremo all'outing quei frequentatori assidui di gay e trans che poi in parlamento si fanno paladini dell'omofobia e della famiglia tradizionale e ostacolano la legge.»

E alla domanda «Come raccogliete questo genere di informazioni?» Mancuso ha risposto: «Attraverso una rete ampia e capace di comunicare cose di questo tipo. Questa rete ha accumulato in tutti questi anni informazioni rispetto a tanti politici di varia natura. Metteremo alla berlina però solo gli omofobi. Questa ipocrisia deve finire.»

I partiti più colpiti? «Diciamo che il popolo di Pontida rimarrà scioccato su qualche abitudine segreta di alcuni loro big e idem vale per il Pdl».

«Non sono io che ho scelto di fare questa operazione. Ci sono una serie di siti italiani e internazionali che stanno lavorando su questo progetto. Quando le informazioni usciranno si capirà che non scherziamo e che non ci sarà da parte nostra nessuna intenzione di alimentare gossip e chiacchiericcio. Sono notizie certe», ha dichiarato Mancuso.

23 luglio 2011

martedì 19 luglio 2011

Camera: Pregiudiziali - Sit-in in diverse città

E’ prevista per oggi martedì 19 luglio, la discussione alla Camera dei Deputati delle Norme per il contrasto dell'omofobia e transfobia e il voto delle pregiudiziali di Costituzionalità presentate da Pdl, Lega e UDC, per affossare la proposta di legge.

Per Arcigay l’approvazione delle pregiudiziali di costituzionalità sarebbe un atto di intollerabile violenza contro le persone omosessuali e transessuali.

Proprio per questo l’associazione, nei giorni scorsi, aveva diffuso un appello a tutti gli Italiani “che credono nella Democrazia, nella Giustizia, nella Dignità e nell’Eguaglianza perché siano presenti, a Roma alle 15 di fronte al Parlamento della Repubblica, alla maratona oratoria per chiedere al Parlamento un segnale forte contro l'omofobia e la transfobia”.

Arcigay organizzerà poi, sempre nella giornata di domani, manifestazioni e sit-in di piazza nelle città di Brescia (h. 19, Piazza Loggia), Pavia (h. 18.30, Piazza della Vittoria), Torino (h.18, Piazza Castello), Milano (h. 18, Porta Venezia angolo Piazza Oberdan ), Bologna (h. 19 ,Parco del Cavaticcio), Livorno (h.14.30, Sala consiliare) e Reggio Calabria (h. 19, Piazza Italia).

Da Gay News

domenica 26 giugno 2011

NOZZE GAY: RADICALI, ITALIA SEMPRE PIU' LONTANA DA CIVILTA'

NOZZE GAY:
RADICALI, ITALIA SEMPRE PIU' LONTANA DA CIVILTA'

(ANSA) - ROMA, 25 GIU - "Eravamo certi che lo Stato di New York avrebbe approvato la legge che consente alla coppie gay di accedere all'istituto del matrimonio, divenendo cosí il sesto Stato Usa, dopo Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, Vermont e District of Columbia": lo afferma Sergio Rovasio, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti.
Rovasio ricorda che in Cristopher Street al Village, a New York, davanti al locale 'Stonewall', ci fu il 28 giugno 1969 una rivolta della comunità gay contro i soprusi della polizia, che viene oggi ancora celebrata in tutto il mondo dalla comunità lgbt. "Non è certo casuale - sottolinea - se il Senato dello Stato ha voluto approvare il provvedimento proprio oggi, 25 giugno, il miglior modo per celebrare la data mondiale dell'orgoglio lgbt".
"Il Governatore cattolico Andrew Cuomo, grande sostenitore della legge pro-gay, non sarà scomunicato dalla chiesa cattolica - prosegue Rovasio - e non è certo un caso se non hanno convocato nessun 'family day', non hanno attivato le parrocchie per mandare pullman di fedeli e bambini davanti alla sede del Senato, non sono intervenuti con fondi avuti dall'8 per mille (che esiste solo in Italia), n‚ tanto meno nessun cardinale o monsignore ha osato paragonare l'omosessualità alla violenza sui minori, nessun parlamentare clerical-fondamentalista ha osato dire che il provvedimento viola la carta costituzionale".
"L'Italia è sempre piú lontana dalla civiltà e dal progresso.
I nostri politici imparino da quei quattro senatori conservatori repubblicani dello Stato di New York, che hanno votato si' al provvedimento e da quanto dichiarato dal Senatore Mark J.
Grisanti, repubblicano conservatore di Buffalo, che era stato eletto promettendo di opporsi alle nozze gay e alla fine ha votato si' dopo una lunghissima, personale riflessione e ha avuto il coraggio di dichiarare: 'chiedo scusa a chi si sente offeso ma non posso negare a una persona, a un essere umano, a un contribuente, a un lavoratore, alla gente del mio Stato, di avere gli stessi diritti che io ho con mia moglie'. Grazie al senatore Grisanti per il suo coraggio e per la sua umiltà: lui non si deve certo scusare con nessuno, a differenza di molti politici italiani" conclude. (ANSA).

sabato 18 giugno 2011

Milano: Pisapia concede patrocinio a gay pride

Milano - La nuova giunta di Milano guidata da Giuliano Pisapia ha adottato nella sua prima riunione di lavoro il patrocinio alla manifestazione del Gay Pride che il 25 giugno prossimo colererà con i suoi colori arcobaleno le strade del centro. La decisione, che arriva a pochi giorni dal grande successo dell'Europride di Roma con l'esibizione di Lady Gaga, è stata presa all'unanimità da tutti gli assessori della nuova squadra di centrosinistra. E lo stesso Pisapia ha rivendicato in prima persona il patrocinio gratuito a una manifestazione che anche quest'anno sarà dedicata alla lotto contro l'omofobia.

"Dopo il grande successo della manifestazione di Roma - ha affermato il sindaco - nei confronti della quale lo stesso sindaco Gianni Alemanno ha avuto parole di apprezzamento, anche Milano ha ritenuto opportuno patrocinare il Gay Pride". Inevitabile la polemica della componente più tradizionalista del Pdl. "Non so se i tanti cattolici che hanno applaudito al vento che è cambiato - ha affermato il ciellino Carlo Masseroli - alle prime conseguenze di questo nuovo vento siano ancora convinti di aver ben ponderato la loro scelta". Ma alle proteste del centrodestra ha fatto da controaltare l'esultanza della comunità omosessuale, che ha perfino invitato Pisapia a unirsi alla manifestazione al suo passaggio in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino, e a portare il saluto della città alla chiusura del corteo al Castello Sforzesco.

"Quel vento di cambiamento che tanti a Milano cercavano - si è rallegrato Marco Mori, presidente milanese dell'Arcigay - ha davvero portato a un cambiamento. Dopo 18 anni Milano ha finalmente un'amministrazione che risponde alle nostre domande e risponde positivamente come tutte le città europee. La comunità Lgbt (lesbica, gay, bisessuale e transgender) è una parte di Milano ed è bello che il Comune finalmente lo riconosca". Il patrocinio comunale al Gay Pride segna una vera svolta nei rapporti tra la comunità omosessuale e l'amministrazione di Milano, che soprattutto negli ultimi anni erano arrivati ai minimi termini. Oltre al diniego a ogni forma di sponsorizzazione al Gay Pride l'ex sindaco Letizia Moratti prese più di un provvedimento contrario alle espressioni artistiche di ispirazione omosex, che le valsero ripetute accuse di censura fino allo strappo con l'allora assessore Vittorio Sgarbi.

Nel 2007 il sindaco non permise l'apertura della mostra 'Vade retro arte e omosessualita', già allestita a Palazzo della Ragione, guadagnandosi così l'appellativo di "suor Letizia" coniato proprio da Sgarbi. Sempre in quell'anno il Comune ritirò il patrocinio a una rassegna di cinema gay e lesbico e appena un anno dopo Sgarbi dovette travestire un festival teatrale omosessuale dietro il titolo edulcorato di 'Liberi amori possibili' per farlo approvare dai colleghi di giunta. Scoperto il tranello, la Moratti decise di licenziare per "mancanza di rispetto" il vulcanico assessore.

sabato 23 aprile 2011

Aggressione a Paola Concia, tanta solidarietà ma...

L'ennesimo atto di Omofobia contro di noi, tanta solidarietà a Paola Concia, ma di una legge non se ne deve parlare...

Ancora una volta, nonostante il clamore mediatico seguito all'aggressione verbale di Paola Concia, Lesbica militante e Deputato del PD, non ci sarà nulla di fatto per avere anche in Italia, una legge contro l'Omofobia, che tuteli le persone lgbt da aggressioni verbali e fisiche. Quasi tutte le forze politiche, tranne un paio di eccezioni, in questo momento si guardano bene dal fare proposte, terrorizzate dalle sicure prese di posizione contro delle gerarchie vaticane.
Perciò il messaggio è questo: insultateci e aggrediteci pure, tanto nessuno vi toccherà!

Di seguito i comunicati stampa di Arcilesbica e Arcigay Nazionali:

Di cosa son son fatte le nostre mani

Anna Paola Concia e la sua compagna sono state aggredite verbalmente e minacciate a Roma per aver osato camminare mano nella mano, testimoniando così un legame, un affetto, un'esistenza che questo paese non vuole accettare o vedere e tanto meno tutelare. Da anni chiediamo un'estensione della legge Mancino senza ottenerla, se la deputata volesse denunciare il colpevole dell'aggressione potrebbe fare ben poco, visto che l'aggressore non è passato dalle minacce ai fatti. Ciò significa che chiunque ci può insultare senza rischi, che per difenderci dobbiamo prima finire al pronto soccorso. Chiunque può fare terrorismo sulle nostre vite e cercare di imporci l'invisibilità come condizione permanente. Ma sapete ? Noi non ci stiamo. Non ci stiamo come donne e lesbiche e a tutte ci rivolgiamo, perché non siano spettatrici e complici. Non ci stiamo come associazione che da anni lotta per la visibilità, condizione primaria per una vita dignitosa. Non ci stiamo come cittadine di uno stato nato dalla lotta partigiana a farci dire che dovevamo bruciare tutte nei forni. Non ci stiamo come italiane perché dopo tutto amiamo il nostro paese e vogliamo salvarlo da se stesso. Di cosa sono fatte le nostre mani, che non possano compiere un gesto d'amore ?
Il mondo della politica sordo alle nostre richieste, chi si sente autorizzato ad aggredirci, chi resta a guardare indifferente, tutti costoro hanno un serio problema di percezione. La mostruosità sta nell'occhio di chi guarda, se non ci vede quali siamo, esseri umani

Ostilia Mulas Segreteria Nazionale ArciLesbica
e-mail: ufficiostampa@arcilesbica.it
Mobile: 327.324.31.01 http://www.arcilesbica.it/

Comunicato stampa Arcigay del 21 Aprile

Arcigay esprime sdegno per l’ignobile e vigliacca aggressione omofoba subita dall’onorevole Paola Concia e dalla sua compagna Riccarda, ieri sera mentre camminavano mano nella mano all’uscita dal palazzo del Parlamento.

L’atto è di una gravità inaudita perché ha colpito due persone, la loro identità, i loro sentimenti, e, attraverso Paola deputata e relatrice della Legge contro l’omofobia, il simbolo di quella battaglia parlamentare che è stata abbandonata con cinismo e assenza di spessore politico da un Legislatore distante dal Paese e dai suoi problemi reali.

Questa aggressione solleva la nostra rabbia non solo per la violenza nei confronti di due donne lesbiche, ma rappresenta un oltraggio al Parlamento, e al senso stesso della battaglia per una giusta eguaglianza delle persone gay, lesbiche e transessuali in Italia.

Queste circostanze ci ricordano quanto facilmente in Italia si dimentichi la tragedia silenziosa di migliaia di persone gay, lesbiche e trans che ogni giorno nel nostro Paese soffrono violenze verbali, fisiche, e psicologiche negli ambiti più diversi.

Per l’ennesima volta ci rivolgiamo alle Istituzioni perché la smettano di coprire con la loro inazione la violenza e la vigliaccheria degli omofobi ed abbiano piuttosto l’umanità, il coraggio, la decenza ed il senso del dovere di proteggere le persone gay, lesbiche e transessuali, come tutti i cittadini, dal disprezzo dell’ignoranza e degli abusi, estendendo la legge Mancino contro l’ omofobia e la transfobia.

A Paola Concia e alla sua compagna va tutta la solidarietà di Arcigay.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay

domenica 27 marzo 2011

Paola Concia a Verona

Venerdì 1 Aprile: Incontro-Dibattito con Paola Concia e Carlo Santacroce dell'associzione 3D

Ore 20
Aperitivo-Buffet,
Ore 21
Dibattito Discriminazione e omofobia, Famiglie LGBT, Coppie di fatto, Matrimoni gay, Omogenitorialità di fatto (e di diritto), Adozioni, Coming out in politica e nella società, Laicità... Quale futuro per questo Paese (e per questa politica)?

Ne parliamo con Paola Concia, Unica deputata dichiaratamente lesbica (Partito Democratico), e con Carlo Santacroce - Associazione 3D / Democratici per pari Diritti e Dignità di lesbiche, gay, bisessuali e trans.

E' il primo di una serie di incontri con parlamentari ed esponenti politici di vari partiti su diritti LGBT e laicità in Italia

Dove: MILK Verona LGBT Community Center - Via A. Nichesola, 9 Verona (San Michele Extra) -
Come Arrivare

--------------------------------- http://www.milkverona.it/ www.arcigayverona.it/sito http://www.julietteverona.it/

sabato 12 febbraio 2011

Mobilitazione Nazionale delle Donne: anche Verona scende in Piazza

Mobilitazione Nazionale delle Donne: anche Verona scende in Piazza
il 13 febbraio ci sarà una grande mobilitazione nazionale:
scenderanno in piazza in tutta Italia per difendere la dignità e l'autonomia delle donne.
Anche Verona vuole partecipare a questo appello. L'appuntamento è domenica 13 Febbraio in piazza ISOLO alle ore 14.00.
Contiamo sulla vostra presenza per la mobilitazione di domenica.

Contatti:
http://www.senonoraquandodonneverona.blogspot.com/

senonoraquandodonneverona@gmail.com

domenica 30 gennaio 2011

Questione Etica: Scontro Buttiglione - Della Vedova

ESPLODE LA QUESTIONE ETICA TRA FLI E UDC E' SCONTRO
DELLA VEDOVA-BUTTIGLIONE
È Della Vedova (foto) a replicare a Buttiglione: «Le diversità nelle nostre visioni non vanno nascoste. Dobbiamo parlare a tutti»
domenica 30 gennaio 2011 - Gaynews

La questione etica rischia di spaccare il Terzo Polo al suo debutto. Da sempre «tallone d'Achille» della formazione di Casini, Fini e Rutelli, la questione sui «valori inderogabili» esplode sul palco di Todi. Da una parte c'è Benedetto Della Vedova che rivendica la propria laicità da ex radicale rispetto ai temi etici; dall'altra c'è Rocco Buttiglione che si rivolge al vicepresidente dei deputati di Fli, dicendogli che «se pensa di utilizzare il Nuovo Polo come un «cavallo di Troia» per promuovere la scristianizzazione dell'Italia ha sbagliato i calcoli».

Della Vedova interviene dal palco della convention della coalizione centrista e mette subito in chiaro che «sui temi civili i valori non negoziabili per la Chiesa sono stati valori sempre molto negoziati». Una risposta a Casini che il giorno prima aveva tentato di disinnescare la «bomba etica». «Casini - afferma Della Vedova - ha ricordato che la nostra identità è quella cristiana: penso si possa dirlo ma dobbiamo parlare della identità cristiana dell'Europa per come è. Perchè è nel mondo cristiano e non altrove che gli omosessuali non sono discriminati. È nel mondo cristiano dove i figli nati fuori dal matrimonio hanno gli stessi diritti di quelli nati all'interno».

Il vicepresidente dei deputati di Fli si spinge oltre: «La Chiesa - sottolinea - era contro l'unità d'Italia, è la Chiesa che era contro la scolarizzazione di massa, è la Chiesa che con un personaggio come il card. Montini suggeriva ai costituenti di non avallare la piena parità giuridica».

Parole che non lasciano indifferente Buttiglione. «Molte cose che Della Vedova ha indicato come valori positivi per me sono elementi disgreganti della società». Il riferimento è alla definizione di famiglia, ai diritti individuali da riconoscere ai gay. Di queste cose si discute nel corso di un seminario e non di una convention nella quale tutti hanno parlato di ciò che ci unisce e non di ciò che ci divide. Una cosa voglio che sia chiara. Non ci sposteremo dalle nostre posizioni sui valori innegoziabili anche se non pretendiamo di qualificarci come una formazione schierata su queste posizioni. Chi rappresenta posizioni molto meno presenti al nostro interno non pensi di utilizzare il Terzo Polo come un cavallo di Troia per portare avanti posizioni rispettabili ma anche molto discutibili». Distaccato il commento di Donato Mosella dell'Api: «Eviterei gli eccessi. Siamo tutti chiamati a costruire una sintesi alta nel Terzo Polo».

È lo stesso Della Vedova a replicare ancora a Buttiglione: «Le diversità nelle nostre visioni non vanno nascoste. Dobbiamo parlare a tutti».

LGBT Politica e Movimento / Politica del Movimento

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