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sabato 30 luglio 2011

SEL contro l'omofobia

Italia Si all’Omofobia

giovedì 28 luglio 2011
di Salvatore Savastano
su www.sinistraecologialiberta.it

Fermata alla Camera la proposta di legge per inserire l’aggravante di omofobia nei reati penali. L’aula di Montecitorio ha approvato le pregiudiziali di costituzionalità che “affossano” il disegno di legge, sostenuto con forza dalla deputata del Pd Anna Paola Concia, che da anni si batte per i diritti degli omosessuali. Con Pdl, Lega ed ex responsabili ha votato l’Udc, che aveva presentato una delle pregiudiziali. Mentre hanno votato contro gli altri partiti di opposizione (Pd, Idv, Fli e Api). Il risultato che ha sancito l’incostituzionalità della proposta ha visto 293 voti favorevoli alle pregiudiziali, 250 contrari e 21 astenuti

L’omofobia – ma anche i razzismi, l’antisemitismo e la misoginia – scaturisce da molte fonti tossiche. Fra queste ve ne è una in particolare che accomuna le forme del pregiudizio, dell’intolleranza e dell’odio. La pretesa da parte di individui o di gruppi organizzati di auto-investirsi del titolo di parametro del bene e del giusto. Costoro, sulla base di una “verità” auto-certificata si arrogano il diritto di esprimere giudizi e normative nei confronti di altri esseri umani dichiarati a loro parere colpevolmente o patologicamente devianti e, nel migliore dei casi, dotati di un livello inferiore di dignità e di diritto quindi meno uguali.

Questa forma di pensiero ancora diffusa fonda la propria legittimità sulla perversa idea che la categoria della maggioranza detenga non solo il parametro della norma, ma anche la ragione assoluta. I principi fondanti della democrazia contenuti nelle grandi Carte Costituzionali hanno demolito questa ideologia del privilegio e della disuguaglianza garantendo la pienezza della dignità e del godimento di uguali diritti anche alle minoranze.

La sottocultura dell’intolleranza e della discriminazione continua tuttavia ad esserci in forme più o meno sfumate anche nelle società democratiche, in particolare nella nostra che rivela sempre più allarmanti segni di regressione reazionaria. Una delle ultime forme camuffate di intolleranza su base religiosa è la pretesa di usare come “instrumentum” regni propri “valori non negoziabili” come se fossero di indiscutibile validità universale. È ora di smascherare questo ennesimo travestimento dell’intolleranza per mezzo di una semplice evidenza: i valori non negoziabili di certi credenti non sono tali per i non credenti, né per tutti i credenti. C’è un solo valore non negoziabile che garantisce quelli di tutti gli esseri umani, si chiama uguaglianza.

Guardando la ”mappa arcobaleno” dell’Europa, cartina che indica la condizione dei diritti omosessuali nell’Unione Europea, pubblicata dall’associazione ILGA ( International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) in occasione della giornata contro l’omofobia, l’Italia è riportata in grigio, in mezzo ad un’Europa sgargiante di colori di ogni tonalità dal matrimonio ai Pacs, assieme a Romania e Grecia, unici altri paesi dell’unione a non aver alcun tipo di legge che tuteli le coppie gay.

Sicuramente il grigio rende idealmente la condizione attuale del nostro amato Paese, quel retrogusto di muffa e stantio che aleggia sulle nostre teste da un po’ di tempo a questa parte. Questa sensazione di calma piatta di facciata mentre sappiamo tutti che la nazione è in tumulto in attesa di cambiamenti.

Considerato anche il recente aumento dei crimini basati sull’intolleranza nei confronti delle persone LGBT, ultimamente anche Amnesty International ha sottolineato che «le autorità italiane dovrebbero contrastare con maggiore decisione gli atteggiamenti omofobi in modo da garantire una maggiore sicurezza delle persone LGBT» (Rapporto Annuale 2010). E cosa si fa in Parlamento? Si gioca con la vita delle persone, adducendo “pregiudiziali di costituzionalità” pretestuose: fittizie perché frutto di vieti pregiudizi che si basano su usanze discriminatorie, solitamente di origine religiosa.

C’è chi afferma che i termini “orientamento sessuale”, “omofobia”, “transfobia” non sono chiaramente definiti e definibili e che dunque ciò che a essi si riferisce (quindi anche i reati correlati) non è di facile identificazione. Nella letteratura scientifica tutti i concetti sono stati precisamente perimetrati: per esempio, non c’è la possibilità di confondere l’“orientamento sessuale” con fenomeni di tipo totalmente diverso, come pedofilia, zoofilia, necrofilia, poligamia, incesto ecc. Chi, invece, produce tale confusione concettuale e terminologica ha come obiettivo solo quello di procacciarsi un corrivo consenso facendosi portabandiera di principi che perpetuano ideologie che incentivano la segregazione.

E c’è anche chi sostiene che indicare una categoria specifica di persone da proteggere va contro l’articolo 3 della Costituzione, ma è proprio questo articolo a essere, invece, la base di partenza per l’eliminazione di ogni discriminazione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Il dibattito è già stato affrontato in fase di discussione della legge Mancino, che ingloba tra i motivi di odio e violenza la razza, l’etnia, la nazione, la religione e che basterebbe integrare con il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale: non accettare tale prospettiva equivale a dire che è discriminatorio prevedere specifiche sanzioni per chi attacca, per esempio, un rom in quanto rom, un canadese in quanto canadese, un ebreo in quanto ebreo, un cattolico in quanto cattolico ecc. Per questo motivo, la proposta di legge n. 2802 in questione appare un poco zoppa, visto che tratta solo dei delitti non colposi e non include anche l’incitamento e la provocazione all’odio e alla violenza: non è sufficiente, però è un passo in avanti.

In Italia, oggi, anche per l’estenuante non-dibattito, visto che gli slogan retrivi si sprecano, non includere il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale tra i motivi di odio e violenza in una legge relativa a determinate aggravanti significa dare un messaggio forte e chiaro a tutti: «L’omofobia e la transfobia non sono reati, quindi procedete pure indisturbati!»: siamo di fronte all’omofobia e alla transfobia di Stato. Così chi vota contro una legge anti-omofobia/transfobia esprime e avalla l’omofobia e la transfobia stesse, sentendosi già di per sé scagionato da ogni possibile reato che potrebbe commettere, per esempio, anche nel solo invocare «forni crematori per i culattoni» o anche nel semplice insinuare o affermare esplicitamente che le persone LGBT sono malate in quanto LGBT: invece, con l’approvazione di una legge anti-omofobia/transfobia, viene meno tutto il progetto politico di molti avventurosi (e avventati) rampichini.

Un moderno Stato democratico, per definirsi tale, non solo approva una legge anti-omofobia/transfobia, ma anche norme che regolino tutte le coppie in modo uguale, indistintamente rispetto anche al genere, all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Ciò significa procedere in modo deciso verso la definizione di diritti civili per tutti, cioè dei matrimoni e delle unioni civili sia per gli eterosessuali sia per gli omo-/bi-/trans-sessuali. Anche qui la Costituzione non oppone ostacoli di alcun tipo, poiché – contrariamente ai proclami di alcuni politici – non vi è scritto che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. La formulazione dell’articolo 29 non impedisce affatto un processo di inclusione della molteplicità delle formazioni familiari: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E mediante l’articolo 2, «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Il benessere dell’individuo e della coppia partecipa al benessere della collettività; la sua instabilità, al contrario, rende vacillante anche la struttura sociale complessiva.

Abbiamo altri problemi ora? L’economia, i debiti, la crisi? Secondo alcuni la legge anti-omofobia/transfobia, le unioni civili e i matrimoni anche per le persone LGBT non sono delle priorità rispetto a altre problematiche. A costoro si può rispondere che anche su questo piano si gioca la tenuta del modello democratico di un paese: l’inclusione e la laicità sono fondamentali, quindi sono prioritarie, almeno quanto altri principi di base. Cosi, mentre in altri Stati europei e extra-europei l’ampliamento dei diritti civili alle persone LGBT è globale, in Italia manca persino una minima legge anti-omofobia/transfobia e ci sono ancora ministri che se la prendono con una pubblicità in cui due uomini o due donne si tengono per mano e ministri che affermano che per un bambino è meglio crescere orfano piuttosto che essere adottato da due uomini o due donne: questi politici non smettono mai di ricercare il fantomatico voto cattolico, senza rendersi conto che la società si sta evolvendo, è divenuta più laica e che quindi ha bisogno di progettualità nuove.

E’ ora di muoversi, di creare un movimento di “Liberazione per i Diritti” fatto non solo da Gay,Lesbiche e Trans, ma soprattutto da Eterosessuali, coinvolgendo associazioni, movimenti, semplici cittadini e partiti politici perché non possiamo più aspettare, ed è necessaria una posizione chiara e netta di quella politica che da anni con le parole è stata sempre vicina al movimento omosessuale ma nei fatti quasi sempre assente, i Diritti Civili devono essere considerati alla pari dei Diritti Sociali e tutte quelle forze che non si riconoscono nelle politiche omofobe di questo Governo ora devono schierarsi apertamente non solo contro l’Omofobia ma anche per il riconoscimento dei Matrimoni Omosessuali e delle Unioni Civili.

Sinistra Ecologia Libertà può e deve essere promotrice di questo cambiamento, il nostro Manifesto approvato nel congresso fondativo parla chiaro “Parità di Diritti” , è ora di avere il coraggio di cambiare l’Italia.

Mobilitiamoci in tutti i territori, parliamo alle persone, raccogliamo adesioni, cerchiamo di creare un movimento ampio,partecipato il più aperto possibile, è ora di superare il concetto di “ghettizzazione” che per anni ha separato la vita degli omosessuali da quella degli eterosessuali e viceversa , anche gli omosessuali italiani devono avere più coraggio è il momento di “dichiararsi” e di “esporsi” pubblicamente, questo permetterà un confronto più aperto con la nostra società.

E’ ora di cambiare l’Italia, forza, dobbiamo avere il coraggio di cambiarla!

Salvatore Savastano

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