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giovedì 13 ottobre 2011

Spagna: La comunità lgbt teme la vittoria della destra

La più che probabile vittoria della destra in spagna dopo otto anni di governo socialista, preoccupa molto la comunità e le associazioni lgbt spagnole, che vedono minacciata la legge sui matrimoni gay e altre importanti conquiste laiche. La Chiesa Cattolica, che in Spagna è ancora potentissima non ha mai mollato la presa contro una legge definita "contronatura" e "anticristiana", e adesso potrebbe chiedere il conto al Partido Popular*, chiedendone addirittura la cancellazione.
A causa della forte disoccupazione ( più del 20%) e della crisi economica che colpisce pesantemente anche la Spagna, le sinistre hanno già subito una pesante sconfitta alle ultime elezioni amministrative, cedendo alle destre importanti baluardi storici come Barcellona e Siviglia e ora sono ampiamente sfavorite per le imminenti politiche.
La chiesa cattolica, che di fatto è un partito politico di destra (come in Italia), alle nuove amministrazioni conquistate dalla destra, sta chiedendo senza mezzi termini, la cancellazione di sostegni, patrocini o delibere in favore della comunità lgbt e ddi tutti gli eventi da questa organizzati; Pride compresi.
In seguito a questo palpabile timore della Comunità Lgbt spagnola, c'è stato un boom (registrato da sondaggi) nella richiesta di matrimonio prima dell'arrivo della destra alla Moncloa.

Spagna: possibile vittoria del PP alle elezioni? Omosessuali in fila per sposarsi
Il timore che una vittoria del partito popolare di Mariano Rajoy alle elezioni del 20 novembre possa rimettere in discussione la legge sui matrimoni gay del 2005, fa correre ai ripari
Fonte (Ansa)
Giovedì 13 Ottobre 2011


Madrid - Non siamo proprio al 'si salvi chi puo'', ma nella comunita' omosessuale spagnola il timore che una vittoria del partito popolare di Mariano Rajoy alle elezioni del 20 novembre possa rimettere in discussione la legge sui matrimoni gay del 2005, ha fatto scattare la corsa a presentarsi davanti al sindaco. La stampa spagnola riferisce che certamente al boom di unioni tra gay contribuiscono i sondaggi, che danno Rajoy ultrafavorito con 16 punti di vantaggio sul rivale socialista Alfredo Rubalcaba, l'erede di Zapatero. La legge del 2005, voluta dal governo socialista di Zapatero, votata da Psoe e sinistre, era stata approvata fra le dure critiche della Chiesa cattolica e con il voto contrario del Partido Popular di Rajoy, che aveva poi presentato un ricorso contro la nuova normativa alla Corte costituzionale. La consulta ancora non si e' pronunciata.

E cosi, prima del temuto arrivo alla Moncloa di Rajoy, i difensori della legge si sono mobilitati. Il sindaco socialista di Jun, un comune vicino a Granada, ha riferito Publico, si e' perfino offerto di celebrare matrimoni a catena per le coppie gay che incontri difficolta' a ottenere in fretta i documenti necessari in altri comuni spagnoli, magari targati Pp. ''Se conoscete una coppia gay che voglia sposarsi prima del 20 novembre e che abbia problemi con il suo comune, ci penso io'' ha annunciato su twitter il sindaco Jose' Antonio Rodriguez. Naturalmente l'invito non e' caduto nel vuoto. Le richieste presentate nella cittadina andalusa da coppie gay candidate al matrimonio sono state sette volte superiori all'anno scorso.

''In cinque giorni posso sposare chiunque'' promette il sindaco, che afferma inoltre di poter fare tutte le carte con internet. Interrogato venerdi su che cosa fara' il Pp sul tema dei matrimoni gay se vincera' Rajoy non si e' sbilanciato. ''Aspetteremo la sentenza del tribunale costituzionale, ascolteremo tutti - ha detto diplomatico - e decideremo''. Dal 2006 nel paese sono stati celebrati 23mila matrimoni gay. Secondo il presidente della influente - sotto il zapaterismo - Federazione Statale Lesbiche, Gays, Transessuali e Bisessuali (Felgtb) Toni Poveda, le consulenze chieste da coppie che intendono sposarsi sono aumentate del 40% negli ultimi tempi a causa della ''incertezza'' creata dalla ''ambiguita''' del Pp. ''Rajoy, si e' lamentato Poveda, dice che ascoltera' tutti, pero' non ci riceve!''. (di Francesco Cerri)

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